Il vaccino che serve alle nostre aziende

di Gianluca Cavion, presidente Confartigianato Imprese Vicenza

Se è vero che l’arma principale per combattere la pandemia è il vaccino, è altrettanto vero che, per il rilancio economico, il sistema Italia ha bisogno di un altro tipo di vaccino: quello delle riforme. Una cura che rimuova gli storici ostacoli alla competitività del nostro mondo produttivo, con riduzione della pressione fiscale, semplificazione burocratica e accesso a nuovi strumenti finanziari, a progetti di innovazione digitale e tecnologica, transizione ecologica, internazionalizzazione. 

È stato questo l’appello che la Confartigianato nazionale, attraverso le parole del presidente Marco Granelli, ha rivolto al Governo, al Parlamento, alle istituzioni, durante la recente Assemblea. E il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dev’essere l’occasione per voltare pagina, perché il problema del Paese non sono i piccoli imprenditori, ma l’ambiente che li circonda. Ciò che deve cambiare non è la “taglia” aziendale, ma le condizioni di un habitat poco favorevole all’iniziativa economica: sia essa micro, piccola, media o grande.

Quest’ultima considerazione vale come risposta a quanto affermato, non molto tempo fa, dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo cui il numero estremamente elevato di micro imprese sarebbe la causa principale della fragilità del sistema produttivo. E bene ha fatto Confartigianato, sempre attraverso il presidente Granelli, a ribattere che “si può essere grandi imprenditori, in termini di creatività, lungimiranza, capacità manageriale, flessibilità, anche con un’azienda di due dipendenti. Del resto, se siamo il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa e leader globale nei settori di punta del Made in Italy, dall’Agroalimentare alla Moda, dal Legno-Arredo alla Meccanica, lo dobbiamo proprio ai 4,2 milioni di piccole imprese che rappresentano il 99% di tutte le aziende d’Italia e danno lavoro al 65% degli addetti”.

Insomma, diventare grandi rimanendo piccoli è possibile. È il mercato che decide e premia: oggi, si può essere competitivi nel mondo sfruttando i fattori abilitanti che l’innovazione mette a disposizione. Come è avvenuto durante la pandemia, quando le piccole imprese hanno investito in tecnologie digitali per diversificare e vendere on line i propri prodotti.

Lo stesso vale sul fronte dell’occupazione: il capitale umano e professionale dei dipendenti è il patrimonio più prezioso per le aziende. Per questo esse sono interessate a garantire la tenuta della manodopera e ad assumere personale qualificato e competente. Basti dire che, nonostante la crisi, nel 2020 gli imprenditori hanno denunciato difficoltà a reperire il 30% della manodopera necessaria anche per carenza di qualificazione e specializzazione. Inoltre, a maggio scorso le entrate di personale previste dalle aziende italiane erano 389.610, più 83.960 rispetto ad aprile: un incremento quasi completamente dovuto alle 83.780 assunzioni previste nelle micro e piccole imprese.

Quanto poi alla presunta debolezza dei nostri piccoli imprenditori sul fronte export, la verità è un’altra. Basta guardare i numeri del nostro commercio estero: mostrano che artigiani, micro e piccoli imprenditori, senza ricevere alcun sussidio dallo Stato, sono artefici dell’eccellenza manifatturiera di prodotti fatti “davvero” in Italia, e che nel 2019 ne hanno esportato per un valore di quasi 132 miliardi. Possono essere altrettanto orgogliose quelle aziende che mettono il marchio Made in Italy su prodotti fatti realizzare all’estero? Siamo proprio sicuri che, in questo modo, generino valore e occupazione per il nostro Paese?

Tornando al fardello di tasse e di burocrazia, o alle varie carenze di infrastrutture materiali e immateriali che troppo spesso deprimono gli imprenditori, in cima alla lista delle cose da cambiare c’è il credito. Nessuna impresa nasce grande e capitalizzata. Come si può pensare di avviare un’azienda e di farla crescere se il sistema bancario non dà fiducia e considera i finanziamenti ai piccoli imprenditori un’area “a fallimento di mercato”?

Fortunatamente, se il sistema latita a livello generale, ci sono realtà e iniziative territoriali che aiutano: come Fidi Nordest, il Consorzio di Garanzia operante in seno alla nostra Confartigianato vicentina, che ha svolto numerose attività durante l’emergenza Covid-19 e altre ne sta ora mettendo in campo per accompagnare le imprese nella ripresa.

La recente assemblea di Fidi Nordest ha messo in luce che l’esercizio 2020 ha visto una crescita delle garanzie di oltre il 13 %, passando da 179 milioni del 2019 a 203 milioni. Nel periodo pandemico sono state diverse le iniziative realizzate, tra le quali: 10 milioni come plafond straordinario per il rilascio di garanzie fino all’80% su nuove erogazioni fino a 30.000 euro; adesione tempestiva a titolo gratuito a supporto delle imprese per le sospensioni/moratorie di finanziamenti garantiti; allungamento a 18 mesi dei fidi a breve; aumento delle garanzie prestate al sistema bancario fino al 100%; riduzioni fino al 60% dei listini prezzi della gamma prodotti “Covid-19”. Inoltre, all’interno delle misure avviate dalla Regione Veneto e dalla Camera di Commercio per le imprese in difficoltà, sono state gestite 821 domande per 720mila euro di copertura dei costi di accesso al credito e 15 finanziamenti agevolati per 840 mila euro, e deliberate 3400 pratiche di finanziamento (breve e medio/lungo termine) per 177 milioni di euro, prevalentemente nei settori delle attività manifatturiere, del commercio e delle costruzioni. Fidi Nordest sta ora implementando i propri interventi per attuare le nuove misure agevolate messe in campo dal Governo per sostenere l’uscita dalla crisi, e studiando un’altra iniziativa che dia la possibilità alle aziende di accedere a ulteriore liquidità destinata esclusivamente alla ricapitalizzazione aziendale con l’intervento personale dei soci accompagnato a un rientro del finanziamento in 10 anni: un’iniziativa per le piccole e micro imprese che va proprio nella direzione auspicata dalla BCE (e dalla Banca d’ltalia) di imprese più solide. Infine, si sta consigliando agli imprenditori di prestare molta attenzione nel rinnovare le richieste di nuove moratorie dei mutui e dei fidi, per evitare che le banche le classifichino in una categoria a più alto rischio, con l’effetto del peggioramento del rating e della limitazione dell’accesso al credito.

Dunque, oltre al “vaccino” delle riforme, sono importanti esempi come questo per spiegare l’importanza del “fare squadra”: vale per la Nazionale di calcio, vale per una associazione come la nostra, la cui missione resta quella di essere al fianco di artigiani e piccole imprese. Sempre.

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