Il motore del futuro

Resistente, flessibile e socialmente utile: la piccola impresa è un propulsore di sviluppo responsabile nei territori e di interscambio fra le generazioni.

La recente Assemblea Soci della Confartigianato vicentina ha fornito dati e spunti di riflessione di notevole importanza, testimoniando che la piccola impresa, dopo aver passato tanti mesi tra mille difficoltà, è come sempre pronta a impegnarsi sui temi dell’attualità e del futuro.
I dati ci dicono che l’artigianato provinciale si è asciugato a livello numerico, ma è anche cresciuto nella dimensione media di tante aziende, nella loro natura giuridica: basti dire che Vicenza è tra le province con più Srl artigiane. L’occupazione ha sofferto nei settori che hanno patito il distanziamento dove, non bastando di certo i ristori a rimediare ai mancati ricavi, migliaia di imprese, lavoratori autonomi e partite Iva sono stati messi a dura prova. Ha tenuto il Manifatturiero così come il Sistema Casa, ora segnalati in ripresa.

Certo, non è una crescita né scontata né lineare, che avviene in presenza di ostacoli quali i costi delle materie prime, o la carenza di manodopera disponibile, ma un fatto è certo, e cioè che intanto le aziende hanno contribuito in modo sostanziale al “tener duro” anche nell’infuriare della pandemia.
Per questo, durante l’Assemblea, è stato ribadito che è proprio la piccola impresa la vera “cinghia di trasmissione” del sistema economico e del tessuto sociale.

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Si tratta infatti di attività che operano nel territorio e per il territorio, offrendo reddito alle famiglie grazie all’occupazione diffusa; inoltre, garantiscono prodotti di qualità e una rete di servizi indispensabili per la popolazione; ancora, le stesse piccole aziende assicurano forniture di alto livello tecnologico alle imprese di maggiori dimensioni. In più, questa “cinghia di trasmissione” unisce il lavoro di giovani e adulti, consente che l’apprendista impari a tu per tu dal titolare e dal collega più esperto; così come è in grado di portare le nostre merci, fatte proprio qui, sui mercati del mondo intero.

Ecco perché questo enorme ingranaggio, questa fonte di benessere, questo insieme di tradizione e innovazione, merita sempre di essere incoraggiato, sostenuto: come del resto raccomanda quel documento europeo che si chiama “Small Business Act”, nato ancora nel 2008 per sollecitare leggi e norme che siano prima di tutto a misura di piccola impresa, tarate sulle sue dimensioni e sulle sue capacità di sviluppo, non gravate dalle assurdità delle complicazioni burocratiche.

Dal canto suo, Confartigianato rappresenta, affianca e sostiene il mondo della piccola impresa come parte sociale responsabile, come dimostra l’aver messo a regime, nel tempo, molti istituti che sono tuttora validi: vedi gli enti bilaterali e il loro ruolo nel welfare di imprenditori e lavoratori dipendenti, vedi i consorzi fidi per l’accesso al credito, le iniziative per la promozione turistica territoriale, o la formazione professionale, la lotta all’abusivismo. Non ultime, in tale quadro, sono le progettualità rivolte alla salvaguardia ambientale, alla mobilità sostenibile, al futuro delle città e dei trasporti in un’ottica di maggiore efficienza e minore spreco energetico. 

Temi che sono puntualmente ritornati anche nella recentissima edizione del festival Ci.Te.Mo.S. tenutosi a Vicenza e dedicato alle prospettive per la viabilità urbana ed extraurbana, alle politiche in materia di cambiamenti climatici, di tutela dell’ecosistema, tutti argomenti che vedono coinvolti cittadini e amministratori, tecnici e famiglie, e che attendono risposte ormai ineludibili a livello di strategie globali, ma che ci impegnano anche sul piano dei nostri comportamenti individuali.

Ecco perché, prendendo spunto dal concetto della “cinghia di trasmissione”, possiamo allargare l’immagine e dire che nella piccola impresa pulsa il motore del futuro: perché è proprio lì che si incontrano lavoro e comunità, esperienza e progettualità, che si parlano le generazioni, quella dei “maestri artigiani” e quella dei giovani che, speriamo, lo diventeranno in tanti. 

Non è un caso, dunque, che quel “motore” chieda di essere alimentato e oliato da provvedimenti che lo aiutino ad assicurare il ricambio generazionale, ad agevolare e sostenere la trasmissione dei saperi tecnici e gestionali. E a tutti – imprese, scuola, decisori pubblici – spetta il compito di far capire ai giovani quanto può essere appagante, moderno, utile, svolgere un’attività nel mondo artigiano, e svolgerla magari nei loro luoghi di appartenenza. 

Fra l’altro, segnali incoraggianti non mancano. Fino a qualche tempo fa, si diceva che gli artigiani soffrissero del virus dell’individualismo. Ebbene, mai come in questo periodo si è avuta la sensazione che non sia più così, che cioè siano aumentate la volontà e la necessità di collaborazione tra aziende, specie in logiche di filiera; e a guidare questo processo di rete, guarda caso, sono proprio gli imprenditori più giovani, che si confrontano coi mercati parlando la lingua del futuro interconnesso.



Hanno collaborato a questo numero:
Alberto Bordignon, Nicola Carrarini, Valter Fabris, Benedetta Fasolo, Sandra Fontana, Alessandra Matteazzi, Sabrina Nicoli, Paolo Pedersini, Andrea Saviane, Valentina Saccarola, Federica Vencato

Direttore responsabile: Antonio Stefani
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