I giovani: un’altra fonte di energia cui guardare per il futuro

C’è un’altra fonte di energia cui guardare per il futuro: è quella dei giovani che dalla scuola entreranno nelle nostre aziende e vanno preparati al meglio.

Al netto di tutte le difficoltà del momento attuale (orrori della guerra, bolletta energetica alle stelle, strascichi della pandemia), c’è un tema davvero cruciale per l’avvenire del nostro sistema: la non semplice questione del rapporto fra aziende che cercano manodopera preparata e giovani che si affacciano (o si affacceranno) al mondo del lavoro. Ed è, ovviamente, un tema che riguarda tutti: imprese, scuola, famiglie, società intera. Secondo l’Ufficio Studi Confartigianato, in Italia la spesa pubblica destinata al sistema formativo è inferiore di oltre un punto percentuale rispetto alla media dei Paesi più sviluppati, quelli dell’OCSE. E, sempre stando a dati dello scorso anno, la quota di giovani “under 30” che studiano (o sono in formazione) e lavorano non raggiunge il 4% del totale, mentre la media UE è del 13,5%. Tale quota sale addirittura al 24,7% in Germania, grazie alla consolidata tradizione del modello di formazione “duale”, che alterna cioè scuola e lavoro. Una simile percentuale, purtroppo, l’Italia la raggiunge invece nella fascia 15-29 anni dei cosiddetti “NEET”, ovvero quei giovani che non risultano né occupati né impegnati in studio o formazione (quasi dieci punti in più rispetto alla media UE).

Tale problema continua a manifestarsi anche in questa fase di crisi e interessa in particolare le piccole aziende e l’artigianato, dovela difficoltà di reperimento di personale è segnalata da oltre il 30% degli imprenditori. Le competenze richieste son quelle digitali, la capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici, la capacità di gestire soluzioni innovative nell’ambito di ‘impresa 4.0’ applicando tecnologie robotiche, “big data analytics”, “internet of things” (IOT).

Aspettative che, secondo Confartigianato, rendono necessaria unasvolta nel nostro sistema formativo:ilPNRR, che alla missione ‘Istruzione e Ricerca’ destina 33,81 miliardi, dev’essere perciò l’occasione per una ‘rivoluzione’ nell’orientamento scolastico e professionale, che favorisca un maggior collegamento tra scuola e mercato del lavoro e riduca il gap tra domanda e offerta. 

La via maestra per raggiungere questi obiettivi – sottolinea la Confederazione – parte dalrilancio dell’Alternanza Scuola-Lavoro e dell’Apprendistato Duale. Per questo, è fondamentale sostenere gli Istituti Professionali, gli Istituti Tecnici e gli Istituti Tecnici Superiori, proprio per la formazione di quel personale richiesto dalle imprese e che è ancora di difficile reperimento. 

Ma c’è anche un retaggio “culturale” da superare: occorre infatti far capire ai giovani e alle loro famiglie quanto e come è diventato “moderno” l’artigianato oggi, quanto e come utilizza le nuove tecnologie, quanto e come può essere fonte di soddisfazione personale e professionale. E questo vale per i ragazzi e per le ragazze, non a caso si punta molto anche alla diffusione delle STEM anche nelle scuole di primo grado (le medie) perché i preconcetti su ‘materie da ragazzi’ e ‘materie da ragazzo’ sono ancora forti e spesso si autoalimentano proprio nei primi anni di scuola.
L’Italia, il Veneto, il Vicentino, hanno un rilevante patrimonio di istruzione tecnico-professionale con una diffusa rete di scuole, che possono offrire sbocchi lavorativi maggiori dei licei. E gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) possono essere considerati un vero laboratorio per la formazione di nuove competenze e profili professionali di livello superiore, adeguati a rispondere alla sempre maggiore richiesta di competenze digitali. Saperi che oggi vanno abbinati a quelli della sostenibilità, altro grande tema di questi anni. 

Nel contempo, le risorse del PNRR dovranno servire anche al sostegno della capacità innovativa delle piccole imprese, che si stanno mostrando assai dinamiche negli investimenti in Ricerca e Sviluppo. Un trend che Confartigianato chiede di accompagnare rafforzando il trasferimento di innovazione e tecnologia nelle Pmi con incentivi per attività di consulenza, formazione, riorganizzazione, ad esempio attraverso i Digital Innovation Hub e gli Innovation Manager. 

Come ha giustamente osservato Marco Granelli, presidente nazionale di Confartigianato, “la scuola e il sistema della formazione devono imparare a insegnare la cultura del lavoro. Bisogna sconfiggere l’odiosa separazione tra lavorare e studiare. Oggi serve, al contrario, un’estrema permeabilità tra formazione e attività pratica in azienda. Bisogna puntare su lavori ‘di qualità’ e per questo serve una formazione ‘di qualità’ per preparare le professionalità di cui gli imprenditori lamentano la carenza. Purtroppo in Italia si investe ancora poco nell’istruzione tecnica e professionalizzante. La realtà ci dice che le piccole imprese sono la risposta alla necessità di preparare i giovani a entrare in un mercato del lavoro che richiede competenze tecniche evolute imposte dalla rivoluzione digitale. IlPNRR è l’occasione irripetibile e imperdibile per investire sulla formazione delle competenze e sull’innovazione tecnologica e digitale. Solo così potremo continuare a garantire l’eccellenza manifatturiera Made in Italy e assicurare ai giovani un futuro di buona occupazione”.
C’è anche da aggiungere che, se trovare risorse umane adeguate ai propri bisogni è difficile, quelle stesse risorse se individuate o all’interno dell’azienda vanno coltivate. Non ci si può nascondere, infatti, il fatto che accanto a pochi giovani preparati il problema è anche che i giovani sono proprio pochi e quindi chi già opera in azienda va ri qualificato. A beneficiarne saranno tutti. Così come non si può negare che gli stranieri possono rappresentare un’altra risorsa purché siano studiate politiche di inserimento adeguate.

Ecco: in questo numero di FareImpresa, descriviamo alcune azioni che la Confartigianato vicentina – come sua tradizione – sta mettendo in campo per avvicinare sempre più scuola, giovani e mondo del lavoro. Anche con quel progetto “InnovationLab” che ha visto proprio il Digital Innovation Hub (DIH) di Confartigianato Vicenza, accanto alle Amministrazioni comunali e all’Agenda Digitale della Regione Veneto, selezionato come uno dei cinque finalisti nella sezione “Digitale per tutti” in occasione della prima edizione del Premio Nazionale per le Competenze Digitali promosso dal Ministero per l’Innovazione tecnologia e la Transizione digitale.



Hanno collaborato a questo numero:
Carlotta Andracco, Nicola Carrarini, Sara Ferretti, Andrea Fontana, Sandra Fontana, Sabrina Nicoli, Maurizio Petris, Matteo Pisanu, Vladi Riva, Valentino Varotto, Federica Vencato, Vanessa Veronese

Direttore responsabile: Antonio Stefani
In redazione: Valentina Celsan, Stefano Rossi
Contributi multimedia: Corrado GrazianoNicolò PolatoFederica Vencato
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