Fatti nostri

Governo e Parlamento adesso sono chiamati ad azioni concrete per il bene della piccola impresa (cioè per il bene dell’Italia intera).

La campagna elettorale è finita, e le chiacchiere stanno a zero. Le urne hanno dato il loro responso e ora la classe politica deve dimostrare di essere davvero all’altezza di un doppio compito: da un lato affrontare una stagione invernale irta di difficoltà (costi, prezzi, energia, inflazione…), dall’altro traghettare con adeguate strategie il Paese verso un 2023 che si spera meno turbolento, e oltre. 

Ma tutto ciò implica anche una volontà: immaginare un’Italia finalmente a misura di quei 4,4 milioni di artigiani e piccole imprese che danno lavoro a 10,8 milioni di addetti, la spina dorsale del nostro sistema economico. Proprio per questo Confartigianato, nelle settimane precedenti il voto, ha inviato a tutte le forze politiche un Manifesto per sollecitare un impegno concreto a rimuovere gli ostacoli che bloccano i nostri imprenditori e rivolto a creare le condizioni per la ripresa economica.

Tale documento è stato condiviso in tutti i territori e presentato a tutti i candidati, ai quali è stato chiesto di impegnarsi sulle varie istanze e proposte, tutte dedicate a creare un ambiente favorevole all’artigianato e alle Micro e Piccole Imprese. Vediamo, allora, cosa chiede quel Manifesto.

Nell’agenda delle priorità indicate da Confartigianato spicca, ad esempio, la richiesta di un fisco più semplice e leggero, visto che oggi cittadini e imprenditori pagano 32,8 miliardi di maggiori tasse rispetto alla media dell’Eurozona. E da riformare all’insegna dell’efficienza è anche la macchina burocratica, poiché – sottolinea sempre Confartigianato – oggi l’Italia è al 24° posto nell’Ue per la qualità dei servizi pubblici, e soltanto il 28% delle amministrazioni locali gestisce completamente pratiche on line.

Quello del “Lavoro di qualità” è un altro dei punti del Manifesto con il quale Confartigianato dice no al salario minimo legale e sì al lavoro di cittadinanza, chiede di ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul lavoro, che in Italia pesa il 46,5%, contro una media Ue del 41,7%, e di potenziare la formazione tecnica e professionale e l’apprendistato per agevolare il reperimento di manodopera qualificata da parte delle imprese. 

Per sostenere la competitività delle Pmi, Confartigianato sollecita anche la riduzione dei costi di elettricità e gas, aumentati del 108% nell’ultimo anno, fissando un tetto europeo al prezzo del gas, attuando una riforma strutturale della bolletta che escluda gli oneri di sistema impropri pagati dai piccoli imprenditori e sostenendo gli investimenti in energie rinnovabili, in particolare per la creazione di Comunità Energetiche e per iniziative di autoproduzione.

Sul fronte della sostenibilità ambientale, una delle richieste prioritarie riguarda il mantenimento degli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici, sciogliendo rapidamente il grave problema dei 5,2 miliardi di crediti fiscali incagliati legati ai bonus edilizia. Si tratta infatti di una situazione che mette a rischio la sopravvivenza delle aziende di costruzioni e di 47mila posti di lavoro.

Il Manifesto di Confartigianato punta poi sull’accesso al credito, affinché sia assicurato sostegno al Fondo di garanzia per le Pmi e a sistemi di garanzia misti pubblico-privati, con una dotazione finanziaria adeguata alle esigenze degli imprenditori in questa difficile e mutevole contingenza economica.

Proseguire spediti nell’attuazione del PNRR è un’altra sollecitazione di Confartigianato che chiede, però, di farlo con la piena inclusione delle micro e piccole imprese, favorendo, da parte dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, progetti e bandi improntati alla facile accessibilità. 

Altrettanto inclusive e accessibili per le piccole imprese dovranno essere le transizioni “green” e al digitale: in proposito, Confartigianato chiede incentivi semplici e stabili per favorire l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e l’internazionalizzazione delle Pmi.

Se questo è il quadro delle richieste a livello nazionale, per quel che riguarda il Veneto la Confartigianato regionale aggiunge il tema dell’autonomia: a quasi cinque anni dal referendum, si sottolinea, “è giunta l’ora di introdurre forme di ulteriore efficienza che hanno lo scopo, in tutto il Paese, di responsabilizzare la gestione della spesa pubblica e di rendere più probabili i risultati della mutualità attualmente in essere. L’autonomia territoriale va vista come metodo di responsabilizzazione della ‘governance sociale’ nell’uso delle risorse umane, ambientali ed economiche”. Com’è noto, attualmente c’è un disegno di legge sulla materia, elaborato dal Ministro Gelmini: si tratta ora di vedere come e quando si faranno passi in avanti, e anche su questo argomento si concentreranno l’attenzione e le valutazioni di Confartigianato. La quale, come “corpo intermedio”, ribadisce la centralità del proprio ruolo nel dialogo e confronto con le Istituzioni, nell’impegno per la legalità e la correttezza contrattuale e contabile, per investimenti a sostegno del mondo-impresa ma anche dei territori e della rete sociale. “Rappresentiamo – ricorda l’associazione di categoria – le imprese artigiane, che per missione e dimensioni si connotano come imprese familiari. Ci occupiamo degli Imprenditori /Imprenditrici, ma anche delle famiglie con il sistema dei servizi alla persona e della bilateralità”. Tutti buoni motivi per essere ascoltati da chi è stato eletto, rispondendo con i fatti.

QUI IL TESTO COMPLETO DEL MANIFESTO CONFARTIGIANATO



Hanno collaborato a questo numero:
Carlotta Andracco, Chiara Bordon, Nicola Carrarini, Sara Ferretti, Sandra Fontana, Alessandra Matteazzi, Sabrina Nicoli, Matteo Pisanu, Valentina Saccarola, Valentino Varotto.

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