Energia, costi, guerra: cosa possono aspettarsi le aziende?

Gli approvvigionamenti nel quadro geopolitico internazionale, gli influssi del conflitto in Ucraina: riflettiamo sugli scenari futuri.

La domanda è: quali saranno le ricadute sull’economia italiana e sul tessuto imprenditoriale? Negli ultimi mesi è infatti emerso con evidenza il problema dell’approvvigionamento del gas e dell’energia, con i relativi prezzi a incidere in maniera importante sulle voci di spesa delle imprese e delle famiglie. Da mesi Confartigianato Vicenza denuncia come questi incredibili e imprevedibili aumenti delle tariffe stiano mettendo a dura prova la tenuta del sistema imprenditoriale, in particolar modo artigiani e piccoli imprenditori. A una situazione già difficile, da febbraio si è aggiunto il conflitto in Ucraina che ha messo in evidenza le debolezze di approvvigionamento energetico del nostro Paese. Si parla con insistenza di blocco delle forniture di gas dalla Russia, si è aperto un importante dibattito nell’ambito della Comunità Europea, nello stesso tempo il Governo si sta muovendo per trovare accordi con altri Paesi, per riequilibrare la dipendenza dal gas russo. Questi i temi di un webinar svoltosi per tentare di ‘leggere’ i nuovi assetti geopolitici e gli scenari che si possono prospettare in futuro, cercando di capire come cambieranno i mercati di riferimento e le ricadute sul tessuto produttivo.

“In un mondo sempre più interconnesso, non è possibile credere che le vicende di un Paese non si riflettano anche nel nostro. La pandemia e ora questo conflitto nel cuore d’Europa ce lo ribadiscono – commenta il presidente della Confartigianato vicentina, Gianluca Cavion-. Diventa quindi sempre più fondamentale comprendere come si stia modificando lo scenario internazionale relativamente all’approvvigionamento di fonti energetiche e materie prime. Altrettanto importante è capire come il nostro Paese possa, o meglio debba, intensificare anche strategie energetiche da fonti diversificate e dalla provenienza non esclusiva. Le aziende e le famiglie non possono più essere ‘ostaggio’ di politiche poco accorte, attendiste, o che guardano solo al breve termine”.

È partita da queste considerazioni la riflessione condotta da Gianluca Pastori (docente di Storia delle Relazioni politiche nella Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e docente ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), cui è seguito l’intervento di Loris Rui (Coordinatore CAEM e Responsabile Area Energia Confartigianato Vicenza). 

La parola all’esperto

Situazione contingente, politiche future, energie rinnovabili. Questi i tre temi affrontati dal prof. Pastori. L’attuale situazione ha mostrato una forte dipendenza, non solo dell’Italia, dal gas russo. Un tema già all’ordine del giorno nelle istituzioni europee, non a caso è stato varato nel 2021 il piano Repower Europe, che ha l’unico difetto di individuare strategie a lungo periodo. Diversificare le fonti energetiche, investire nel gas naturale liquefatto e nell’efficienza energetica, richiede infatti tempi lunghi e programmazione, ma con lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina servono soluzioni nell’immediato. E nel breve tempo, come si è visto, la logica è quella di risolvere il “qui e ora” cercando, nel frattempo, di dare seguito a quelle strategie e di trovare altri fornitori. 

Da questo punto di vista, si apre un nuovo fronte di problematiche. Chi fornirà l’Italia? Gli Stati Uniti? Per quanto, visto che i consumi interni di quello stesso Paese stanno aumentando? Allora, bisogna guardarsi attorno trovando Paesi che abbiano volumi da vendere al nostro, e mettere in discussione i contratti precedentemente stipulati con altre realtà. Un esempio è il Qatar, che ha come cliente il mercato asiatico: quanto può fornire all’Italia e quanto può sottrarre all’altro cliente, che non è un mercato poi così piccolo? Stesso discorso vale per l’Egitto. Più interessante l’Algeria, che tra l’altro ha anche collegamenti via tubo con il nostro territorio.
A questo punto, si deve però affrontare un altro nodo: gli impianti di rigassificazione. L’Italia aveva un piano per la creazione di tali impianti, ma sta andando molto a rilento, per alcune resistenze politiche. Eppure, il gas liquido avrebbe anche in più il vantaggio di essere più facilmente trasportabile, quindi senza la necessità di creare infrastrutture ad hoc.
Altro tema, le energie rinnovabili: non è che da un giorno all’altro si possa contare su questo tipo di rifornimento senza le imprese che realizzano gli impianti e le componentistiche, e senza avere i necessari materiali o le necessarie tecnologie (attualmente realizzate dalla Cina).
“La situazione insomma – ha spiegato Pastori – non è di facile soluzione, ma necessita di interventi a doppia velocità: sul breve come sul medio e lungo termine, anche perché quando terminerà la guerra i rapporti con la Russia non saranno più, ovviamente, quelli di prima, da ambo le parti e con il resto del mondo. Il tema va poi affrontato anche in ambito europeo perché, lo abbiamo visto, all’interno della stessa compagine UE le posizioni talvolta sono discordanti”. 

Ascolta l’intervento del prof. Pastori

Articolo aggiornato al 27 maggio 2022