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Edilizia veneta: il nuovo contratto e il protocollo emergenza caldo 2026

È stato sottoscritto il rinnovo del Contratto Collettivo Regionale del Lavoro (CCRL) per il settore Edile artigiano e delle PMI della Regione Veneto. L’accordo aggiorna la disciplina contrattuale regionale alla luce dell’evoluzione del mercato, rafforzando tutele, strumenti di welfare e misure a sostegno della qualità del lavoro nel comparto.

Il rinnovo, si legge nelle news del sito Edilcassa Veneto, interviene su diversi aspetti del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di valorizzare la professionalità degli addetti, sostenere la competitività delle imprese e consolidare il sistema bilaterale di settore. Particolare attenzione è riservata alla sicurezza nei cantieri, alla formazione continua e agli istituti economici collegati alla contrattazione territoriale.

L’intesa rappresenta un passaggio rilevante per il comparto edile veneto, confermando il ruolo della contrattazione regionale quale strumento di equilibrio tra esigenze produttive e tutela occupazionale”, spiega Edilcassa. Nel frattempo, con l’avvicinarsi delle alte temperature, torna all’attenzione del settore il Protocollo che disciplina il lavoro in situazioni climatiche difficili.

Le ondate di calore sono una realtà con cui il comparto è chiamato a confrontarsi ogni anno, imponendo una riflessione strutturale su come tutelare la salute dei lavoratori senza compromettere la continuità delle attività produttive.
Confartigianato ricorda alle istituzioni e parti sociali che qualora si decidesse di adottare anche per il 2026 un’Ordinanza regionale per l’emergenza caldo nei cantieri, è fondamentale iniziare a lavorarci fin da subito, a mente fresca e senza l’urgenza dell’emergenza. Confartigianato Imprese Vicenza è pronta a portare il contributo della propria esperienza maturata nei cantieri del territorio, con spirito di collaborazione e responsabilità, per costruire insieme un protocollo davvero efficace, capace di tutelare la salute dei lavoratori e garantire la continuità delle attività produttive.

Pur valutando positivamente nel suo complesso il Protocollo della Regione Veneto, che ha previsto misure rilevanti come la riorganizzazione degli orari di lavoro, l’obbligo di acqua e zone d’ombra nei cantieri e l’accesso semplificato agli ammortizzatori sociali, nel corso della sua applicazione sono emerse alcune rigidità operative.

“I lavoratori sono la risorsa più preziosa delle nostre imprese e la loro sicurezza viene prima di tutto – spiega Giovanni Lovato, presidente del Sistema Casa di Confartigianato Imprese Vicenza -; allo stesso tempo, però, le aziende hanno bisogno di regole chiare e flessibili, che permettano di adattare l’organizzazione del lavoro alle reali condizioni meteo, evitando blocchi inutili quando il clima migliora”.
Tra le criticità emerse nel 2025 c’è, infatti, la difficoltà a riprendere le lavorazioni anche in presenza di un abbassamento delle temperature, oltre all’impossibilità di anticipare l’orario di inizio dei lavori nelle giornate coperte dal protocollo. A questo si aggiunge l’assenza di deroghe ai limiti acustici, che di fatto rende inefficace qualsiasi tentativo di riorganizzazione degli orari.
Per Renato Calderato, presidente del Sistema Impianti, il nodo è anche quello della certezza normativa: “Serve un quadro uniforme a livello nazionale. Le imprese non possono confrontarsi con regole diverse da territorio a territorio. È fondamentale arrivare a linee guida condivise, e possibilmente approvate quanto prima, per consentire una programmazione seria dei lavori”.
Un altro aspetto strategico riguarda l’innovazione tecnologica e la prevenzione. Thomas Fantin, presidente del Sistema Complementari all’Edilizia, ribadisce l’importanza di investire nei dispositivi di protezione individuale: “Esistono già soluzioni avanzate – indumenti tecnici, caschi ventilati, DPI specifici per le alte temperature – che possono fare la differenza nei cantieri. È necessario incentivare il loro utilizzo, anche attraverso il supporto di INAIL, soprattutto per le micro e piccole imprese”. Fantin aggiunge inoltre la necessità di una maggiore flessibilità nei giorni di effettiva emergenza caldo, con orari di lavoro consoni e concentrati nelle fasce più fresche della giornata; in questo quadro, le eventuali sospensioni obbligatorie dovrebbero essere automaticamente considerate come proroga dei tempi di esecuzione dei lavori, sia pubblici che privati, e andrebbero introdotte deroghe acustiche mirate nelle fasce mattutine o serali, così da rendere realmente praticabile la flessibilità oraria.