Da Pietro Ceccato ad oggi: una riflessione su giovani, lavoro e imprese
In occasione di “Ceccato 70”, la rassegna promossa dall’Assessorato alla Cultura di Montecchio Maggiore per rendere omaggio, nel settantesimo anniversario dalla scomparsa, a Pietro Ceccato, imprenditore che ha segnato in modo profondo la storia industriale, sociale e urbanistica della città castellana, si è svolto un incontro con le categorie economiche.
L’appuntamento, ospitato nella Sala Civica di Corte delle Filande, aveva come tema “Le imprese dell’Ovest Vicentino da Pietro Ceccato ad oggi: quale modello di sviluppo?”, ed è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Imprese Storiche di Montecchio Maggiore.
La serata, moderata dal giornalista Gianmaria Pitton del Giornale di Vicenza e con presenti alcuni studenti, è stata un’occasione di confronto con le categorie economiche su evoluzione, sfide e prospettive del tessuto industriale e artigianale del territorio. Per Confartigianato erano presenti Ruggero Camerra, presidente dell’Area Ovest Vicentino, e Riccardo Barbato, componente della Giunta di Confartigianato Vicenza con delega all’Orientamento e ai rapporti con la scuola; con loro Massimo Frasson per Confindustria Vicenza – Raggruppamento Ovest Vicentino, che ha affrontato il tema dell’internazionalizzazione delle aziende e del futuro delle PMI industriali, anche in un contesto globale; Stefano Boschetti per Confimi Apindustria Vicenza, che si è soffermato sul ruolo delle nuove generazioni nell’industria contemporanea e sulle opportunità offerte dal territorio; Mario Piotto per CNA Artigiani Imprenditori d’Italia Veneto Ovest, che ha analizzato l’evoluzione delle piccole e medie imprese artigiane locali, dalle origini alle forme più innovative di artigianato. In questo contesto Confartigianato ha approfondito il tema dell’occupabilità e della formazione, con particolare attenzione alle competenze richieste dal mercato del lavoro attuale e futuro.
“Con questo secondo appuntamento entriamo nel vivo della rassegna Ceccato 70, mettendo al centro del dibattito un tema cruciale come quello del presente e del futuro delle nostre imprese”, ha dichiarato l’assessore alla cultura di Montecchio Maggiore, Andrea Palma. “La figura di Ceccato continua a essere un punto di riferimento, per ciò che è stato e anche per la sua capacità di guardare avanti, innovare e creare comunità intorno all’impresa. Con questo spirito abbiamo voluto promuovere una tavola rotonda che favorisca il dialogo tra esperienze diverse, mettendo in relazione tradizione e nuove sfide, globalizzazione e radicamento territoriale. Come Amministrazione comunale crediamo che iniziative come questa siano indispensabili per diffondere consapevolezza sul valore del nostro tessuto produttivo e del ruolo che esso continua a svolgere nello sviluppo economico e sociale della città e dell’intero territorio, ha dichiarato Palma.
Di seguito, le riflessioni portate da Confartigianato nel corso della serata
Mismatch tra domanda e offerta di lavoro nelle PMI: quali sono i problemi e gli strumenti/leve per superarli?
Il mondo di oggi è naturalmente molto diverso da quello in cui Pietro Ceccato fondò la sua azienda, ma la sua figura continua a rimanere il modello di un’imprenditoria lungimirante, tanto da capire l’importanza della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Ceccato, infatti, creò le basi per una comunità, per un paese, con servizi e negozi, si preoccupò di fondare una scuola di formazione professionale e di addestramento per i lavoratori e pensò anche al progetto di una stazione treni per collegare Alte al territorio. Oggi dobbiamo oggi ripartire da lì: delle necessità delle persone.
Da uno studio di Veneto Lavoro realizzato nel 2025 è emerso che, se lo stipendio rimane voce importante, chi cerca lavoro pone attenzione anche all’equilibrio tra tempo libero e lavoro, soprattutto i più giovani. Per le donne, invece, fondamentale è ottenere parità di condizioni contrattuali, mentre per gli stranieri due sono le discriminanti: un contratto stabile e la vicinanza del posto di lavoro alla residenza, in modo tale da poterlo raggiungerlo facilmente.
Le esigenze di chi cerca lavoro oggi quindi non sono più omogenee, ma molto diverse tra loro.
Altrettanto preparato deve essere chi offre lavoro, investendo sulla fase di assunzione prima e mantenimento dopo.
In questo contesto, per le imprese c’è un altro elemento non più trascurabile: la capacità di raccontarsi, con sincerità e autenticità, senza forzature, a dimostrazione delle tante eccellenze che si trovano sotto casa. Raccontare, ad esempio, come le figure dei diversi mestieri non rispecchino più vecchi stereotipi, perché anche manutentori, operai, artigiani, utilizzano strumenti di tecnologia avanzata, in tutti i contesti, dall’alimentazione, alla meccanica. Se gli imprenditori in questi anni sono stati concentrati sul ‘fare’, ora è il momento di narrare ‘cosa si sa fare’ e ‘come’.
C’è da aggiungere a questo una questione importante: nella scelta della scuola superiore pesa ancora il parere della famiglia che continua a considerare gli istituti tecnici, o professionali, come indirizzi di serie B. Ma siamo proprio sicuri che tutti siano portati per il liceo? Che tutti poi andranno all’università? La fase di orientamento alla scelta della scuola superiore è perciò un momento delicato e che va ben ponderato.
Quale ruolo hanno le associazioni di categoria su questo tema?
Le associazioni possono accompagnare e avvicinare i giovani, le famiglie, gli insegnanti, al mondo imprenditoriale. E farlo, appunto, in fase di orientamento. Un esempio è il progetto ‘Il talento porta lontano’, realizzato in collaborazione con i colleghi di Confindustria, che vuole stimolare a ragazzi a capire per cosa sono portati, dove trovano soddisfazione.
Altro strumento importante è l’Academy, che propone laboratori, condotti da artigiani, e visite aziendali alla scoperta di realtà e mestieri spesso sconosciuti. Nel solo 2025/2026 l’Academyha intercettato 318 studenti delle classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado. Tanti i laboratori promossi che tra l’altro, secondo un questionario realizzato sull’iniziativa, risultano molto apprezzati proprio e soprattutto per la loro ‘praticità’. Realizzare qualcosa con le proprie mani ha dato, e dà, agli studenti motivazione e soddisfazione, favorendo e stimolando processi creativi ma anche la possibilità di passare dalla teoria alla pratica. Aspetti apprezzati anche dagli insegnanti, che possono meglio intercettare l’inclinazione degli studenti.
E dopo? Ci sono importanti strumenti come ad esempio il PTCO, Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento, in pratica l’ex Alternanza scuola lavoro, e gli stage. Peccato che nell’immaginario collettivo, di scuola e studenti, entrambi siano visti come una sorta di una perdita di tempo. Invece, se ben preparati e organizzati, entrambi possono aprire nuove prospettive per gli studenti, mentre le imprese possono intercettare talenti e futuri collaboratori. Questi strumenti vanno quindi visti come una cerniera tra scuola e mondo del lavoro e vanno valorizzati.
Altro percorso, terminate le superiori, sono gli ITS, aperti anche ai liceali. Gli Istituti Tecnici Superiori in Veneto sono 8, e attraverso un biennio di formazione si studiano le reali esigenze del mondo produttivo locale si avvicinano i ragazzi al lavoro. Ben oltre il 90% dei frequentanti infatti già al termine del percorso trova lavoro, e questo perché le lezioni pratiche in azienda favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Se, quindi, la scuola può insegnare un metodo, fondamentale rimane l’esperienza diretta.
E il ruolo delle Amministrazioni?
Sicuramente la scuola deve fare la sua parte. Programmi datati e modalità di insegnamento/studio sganciati dalla pratica non aiutano. Quando un ragazzo intraprende un percorso di studi, che non sia una scuola professionale, ne uscirà dopo 3 o 5 anni se va tutto bene, un lasso di tempo che oggi è moltiplicato per ‘enne’ volte considerata la velocità con cui nascono (e muoiono) nuove tecnologie e competenze. Per questo è quanto mai fondamentale che i programmi siano ‘aperti’ per fornire un sapere che poi possa trovare adattabilità a percorsi più pratici, magari già a scuola.
Quanto poi a trattenere i lavoratori, riprendo quanto si è detto all’inizio: Ceccato ha costruito non solo una realtà imprenditoriale, ma una comunità. E allora: se ho servizi come asili, scuole, centri di ritrovo, trasporto pubblico… perché dovrei lasciare tutto? Quindi il tema dei giovani e il lavoro non riguarda solo le imprese, o solo la scuola, ma richiede un ripensamento come collettività.