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Cesar e associazione “Essere Mamme a Vicenza” insieme per promuovere il lavoro autonomo delle giovani donne

Avviata una collaborazione per formazione e consulenza a coloro che, dopo la maternità, intendono rimettersi in gioco avviando una attività imprenditoriale in proprio, che consenta di conciliare impegni familiari e professionali.

Oltre un quarto delle donne abbandona il lavoro dopo la maternità; il 55,5% delle madri al secondo figlio smette di lavorare. Nel 60% dei casi si tratta di uscite prolungate, di almeno cinque anni. Questi sono i dati italiani: una volta diventate mamme, le donne faticano a rientrare nel mercato del lavoro. Il sistema non aiuta: si parla di lavoro flessibile, anzi agile, ma la realtà dimostra che è difficile conciliare impegni familiari e professionali. E allora, anziché “cercare” un lavoro, forse conviene “crearsene” uno, a propria immagine e somiglianza.
Da questa idea nasce la collaborazione tra il Cesar, ente di formazione di Confartigianato Vicenza, e l’associazione “Essere Mamme a Vicenza”, portale a cui sono iscritte oltre 7000 donne del nostro territorio. Una collaborazione volta a offrire formazione e consulenza alle mamme che desiderano mettersi in proprio, gratuitamente grazie ai fondi regionali di Garanzia Giovani o ad altre opportunità dirette a favorire l’imprenditoria femminile o la nascita di start-up.
E così nei giorni scorsi un folto gruppo di mamme – italiane e non, alcune accompagnate dai loro piccoli –  ha partecipato all’incontro che ha dato il via al progetto. Tiziana Pettenuzzo, direttore Cesar, ha dato loro il benvenuto e illustrato le opportunità per le mamme che decidono di rientrare nel mondo del lavoro. Silvia Canal, presidente di “Essere Mamme a Vicenza”, ha sottolineato le potenzialità della sinergia.
Sicuramente la situazione non è facile: in Italia gli investimenti nel welfare sono ridotti al lumicino (1% Pil in Italia, ventiduesima posizione in Europa) e, nella maggior parte dei casi, tocca alla donna farsi carico dei lavori di cura verso bambini e anziani.
Nel contempo, le imprese spesso penalizzano le donne con figli, temendo una minore dedizione e assenze collegate ai carichi familiari, come hanno testimoniato alcune delle presenti.
La psicologa del lavoro Elena Padovan ha presentato una serie di dati evidenziando che, in un contesto così incerto, il punto fermo da cui partire sono le proprie competenze e le proprie motivazioni. Si può quindi diventare imprenditrici per scelta, ma anche per necessità, spinte dagli eventi esterni, ma soprattutto dalla voglia di realizzarsi.  
A conferma di ciò, Elena Zanotto, mamma e neo-imprenditrice, ha raccontato la sua esperienza: le difficoltà incontrate al rientro dopo la maternità l’hanno spinta a “osare” per fondare “Il mondo di Bu”, un “luogo magico” in cui organizza laboratori di cucina creativa per bambini, ragazzi e genitori. Dopo aver testato la sua idea imprenditoriale nei weekend, Elena ha deciso di lasciare il suo posto fisso, dove ormai si sentiva stretta e poco apprezzata. Ha investito le sue energie, la sua creatività e il suo amore in un’impresa in cui si riconosce e si realizza, e che sta crescendo come se fosse il suo… secondo figlio.


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