CAFFÈ DEGLI ARTIGIANI: CON DUE ARBITRI SI È PARLATO DI DECISIONI

Sebastiano Peruzzo, il più giovane arbitro mai arrivato alla serie A, e Daniele Orsato, oltre 70 partire in Italia e affermato arbitro internazionale: ecco gli ospiti dell’ultimo caffè degli artigiani che si è tenuto nella splendida cornice del ristorante Torchio Antico di Lugo.

Due arbitri chiamati a confrontarsi con i giovani imprenditori, com’è nella filosofia del Caffè giunto al suo quinto appuntamento. Ma, e qui sta il bello, due arbitri che parlano non solo di calcio, ma di resistenza alle pressioni, di capacità di decidere in fretta, di preparazione psicologica alle sfide della loro professione.
«Non si parla di calcio». E’ perentorio l’invito del presidente della sezione AIA di Schio, Giampietro Maino. Parliamo allora della vita di due trentenni vissuta “under pressure”, sotto pressione.
Una vita nell’occhio del ciclone, potremmo definirla anche così. E per questo, con le dovute proporzioni, del tutto simile per intensità e stimoli a quella di un giovane imprenditore che di fronte non ha 22 giocatori, ma ordini, clienti, scadenze, conflitti all’interno e all’esterno dell’impresa.
Cosa si porta a casa un imprenditore da un simile incontro? Innanzitutto due stili completamente diversi di affrontare la professione. Compassato, essenziale e pacato il primo, irruento e straripante di energia e di istintività il secondo. Entrambi con una dote straordinaria, fondamentale per l’arbitro come per il titolare di un’impresa: il carisma.
Ciò che stupisce dei due ospiti è proprio la lo consapevolezza di sé, la forza della passione e la coscienza che il successo, nel lavoro come nella vita, arriva da lontano: dai sacrifici, dalla dedizione, da una famiglia che ti sorregge. Anche dalla fortuna, lo riconoscono onestamente quando, senza nascondere un legittimo orgoglio, affermano di essere arrivati ad essere nel gruppo dei 20 arbitri di serie A, su 34.000 arbitri che esercitano oggi in Italia, niente male.
Stupisce il loro carattere e la loro solidità di uomini prima ancora che di arbitri. Comunicano questa sensazione con poche battute che conquistano il pubblico. «In una frazione di secondo prendo una decisione – dice Orsato – e la mia decisione è legge. L’arbitro ha sempre ragione, anche quando ha torto». Poi aggiunge sottovoce «Alla fine della partita, mi guardo e mi riguardo e se ho sbagliato, pago. Ma durante la partita tiro dritto, non si torna mai indietro».
«Fischiare in uno stadio con 50mila spettatori che ti guardano? – si chiede Peruzzo – Meglio, più è alta la tensione più la mia concentrazione aumenta».
Per entrambi la preparazione è fondamentale, sia fisica che psicologica. «La gara, la sfida di 90 minuti fila via tutta d’un fiato – dice Peruzzo -. Puoi fischiare bene o male, ma questo dipende da due fattori: la preparazione e la fortuna. Sulla prima ci metto tutto me stesso e tanto basta per essere sereno. Sull’altra, nulla posso fare».
Sono dunque il carattere che e la coscienza nelle proprie capacità che aiuta a mantenere l’equilibrio in condizioni di “alta pressione”.
Insomma, due giovani di successo ma con i piedi per terra. Ed è bello sentirli concludere ricordando che devono molto all’Associazione che hanno alle spalle, l’AIA di Schio. «Se sono quello che sono lo devo alla mia associazione che mi ha fatto crescere e ha creduto in me – afferma Peruzzo -. «Qui si seminano valori, rispetto per le regole, senso del sacrificio e del dovere. Ma anche amicizia e sostegno reciproco».
«I grandi risultati e i successi non arrivano quando vuoi tu – conclude Orsato -. Bisogna sapere accettare anche le sconfitte. Io sono elettricista e un giorno mentre ero in cantiere alle prese con le mie canalette doveva arrivarmi una telefonata per il mio ingresso in serie A. Non è arrivata, restavo ancora in C per un anno. Sono tornato a casa, la testa nel lavoro non c’era più. E mi sono allenato tutto il pomeriggio».
I due arbitri, agli artigiani presenti a Lugo, hanno dato un messaggio chiaro: il successo arriva con la fatica, a volte tarda ad arrivare. Ma se non sogni di certo non arriva mai.
Prima di salutare Orsato ricorda la sua prima lezione alla scuola per arbitri di Schio, nel 1994. «Sono tornato a casa e ho detto a mia mamma: tra 15 anni sono in serie A. Nel 2006, esattamente 15 anni dopo, ho esordito nella massima serie».
Solo fortuna? Sicuramente no, ma a sognare non si sbaglia mai.

Il Ristorante Torchio Antico di Lugo
Il Ristorante Torchio Antico di Lugo

Il gruppo di artigiani all'incontro
Il gruppo di artigiani all’incontro

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