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Autoriparazione: come definire la tariffa oraria e migliorare il posizionamento

Il valore del tempo per un posizionamento consapevole nel mercato dell’Autoriparazione”: questo il tema di un evento organizzato dal mondo dell’Automotive di Confartigianato Verona e Vicenza, in cui sono stati presentati i risultati di un’indagine, commissionata e condotta da Quattroruote Professional, sul mercato dell’Autoriparazione nelle due province.

In un momento di crescita e di evoluzione del business del settore, di rinnovate necessità a livello di struttura, attrezzature e competenze, è importante infatti capire l’evoluzione del comparto partendo da concreti contesti. “L’analisi – hanno spiegano i presidenti della categoria di Verona e Vicenza, Massimo Speri e Luca Dalla Costa – ha avuto lo scopo di identificare strumenti utili per un posizionamento consapevole nel mercato dell’autoriparazione da parte delle attività del nostro settore, per produrre risultati attendibili su ambiti di interesse quali: identificare un range realistico di costo orario della manodopera per Meccanica e Carrozzeria e considerare le dinamiche di mercato e i costi strutturali”.

LA SINTESI

I risultati chiave
Dalle interviste ai titolari di officine e carrozzerie emerge come la dimensione dell’azienda e la localizzazione geografica siano i principali fattori che rendono complessa una standardizzazione dei risultati, sia in termini di dimensionamento delle strutture, sia nella definizione di una tariffa oraria “corretta”.

Questa eterogeneità rende difficile individuare un valore assoluto unico, valido per tutte le realtà. Lo stesso trend si può riscontrare nella tariffa, il cui aggiornamento sarebbe ritenuto ottimale rispetto a quelle attuali: le risposte variano nella qualità tra incrementi dal 9% al 50% (in termini assoluti da 5 a 20 euro), a riprova che il posizionamento attuale viene percepito come disallineato in alcune realtà in modo notevolmente più marcato che in altre. L’incremento medio della tariffa oraria desiderata dal campione intervistato si attesta quindi nell’ordine del 25%, pari a 11,4 euro. Le strutture intervistate dimostrano inoltre un’elevata consapevolezza rispetto al tema e si mostrano preparate a definire con chiarezza l’incremento di tariffa oraria di cui avrebbero effettivamente bisogno per migliorare equilibrio economico e prospettive di sviluppo.

Fattori che influenzano la tariffa oraria
La tariffa è una scelta strategica da comporre sulla base di costi, competenze e posizionamento. Analisi interna: conoscere in modo puntuale i costi aziendali, in particolare il reale costo orario; prevedere una quota dedicata a investimenti e imprevisti; valutare su quali tipologie di lavorazioni concentrare l’attività e verso quali canali di clientela orientarsi.Analisi esterna: analizzare comportamenti e politiche di prezzo dei concorrenti diretti, anticipare i trend e i movimenti del mercato.

In una tariffa di equilibrio prezzo e identità aziendale coincidono: ciò consente all’impresa di investire, formare e innovare, genera valore nel tempo, non solo fatturato nel breve.

Le aree di rischio più frequenti

Esistono 4 aree di rischio principali: economico-finanziari, operativi, legati al personale e tecnologici.

Rischi economico-finanziari:

  • Sconti: non generano feedback utili nel medio periodo e non possono rappresentare una strategia sostenibile nel lungo periodo;
  • Mancato aggiornamento delle tariffe: comporta grandi difficoltà nella gestione ordinaria, obbligando a ridurre i tempi di lavorazione come forma di compensazione;
  • Investimenti inadeguati: macchinari obsoleti o infrastrutture inefficienti che possono portare a fermi-macchina e ritardi.

Rischi operativi:

  • Gestione inefficiente dei processi: tempi di intervento lunghi, errori, clienti insoddisfatti;
  • Dipendenza da pochi fornitori o clienti: la perdita di uno di essi può avere impatti gravi;

Rischi legati al personale:

  • Turnover elevato o mancanza di formazione: perdita di competenze chiave;
  • Non trasmissione del know-how: difficoltà nella successione o continuità aziendale;
  • Mancanza di leadership o delega inefficace: decisioni lente o incoerenti.

Rischi tecnologici:

  • Digitalizzazione insufficiente: gestione manuale e inefficiente delle commesse e dei ricambi;
  • Mancato adeguamento alle nuove tecnologie: può ridurre la clientela.

Perdere di vista la tariffa di equilibrio espone al rischio di chiusura. Il ruolo della gestione manageriale
Senza numeri non c’è governo dell’impresa. Non importa se l’officina ha due ponti o venti: i numeri vanno conosciuti direttamente da chi decide, non solo da chi li registra; in tal senso una figura di supporto come il commercialista è fondamentale, ma arriva dopo. Il titolare deve conoscere: costo orario reale (inclusa manodopera titolare e improduttivi); margine sugli interventi (classificando quelli più o meno remunerativi); gestione del tempo (ore disponibili ≠ ore produttive).Conoscere questi dati significa lavorare meglio, guadagnare in modo più stabile, smettere di rincorrere fine mese e iniziare a programmare. I numeri non tolgono anima all’officina o alla carrozzeria. Le danno futuro, controllo e libertà di scelta. Fondamentale è capire che perdere di vista la tariffa di equilibrio espone al rischio di chiusura.

Allora, qual è il futuro del settore?
Allegare slide

L’indagine è stata presentata dallo staff di Quattroruote Professional, con gli interventi di Luca Bonalumi e Luca Peroglio Longhini. A moderare l’appuntamento, organizzato con il contributo di EBAV – Ente Bilaterale Artigianato Veneto, è stato Marc Aguettaz, Country Manager di GiPA Italia e grande esperto del settore Automotive internazionale.