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ARTIGIANATO VICENTINO: UNA CHIUSURA 2011 IN NEGATIVO E ANCORA PREVISIONI DI DIFFICOLTÀ PER IL 2012

Stefano Baroni, Agostino Bonomo e Renato Grotto
Stefano Baroni, Agostino Bonomo e Renato Grotto

L’osservatorio congiunturale dell’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza testimonia che il secondo semestre del 2011 ha lasciato una traccia negativa sull’artigianato provinciale.

Il 40% delle imprese ha visto calare il proprio fatturato, il 28% ha diminuito le esportazioni e il 41% ha contratto gli investimenti. Nonostante questo, però, l’80% delle aziende non è ricorso a licenziamenti, anzi, il 10% ha assunto personale. Tra le altre note positive spicca quel 18% di imprese che, in controtendenza, hanno aumentato i propri investimenti.
Dal punto di vista economico, dunque, per l’artigianato vicentino lo scorso anno ha avuto due volti: dopo i primi sei mesi, quando i principali indicatori economici evidenziavano segnali positivi, da giugno sino alla fine si è riaffacciato lo spettro della crisi.
Alla richiesta di un parere sulle azioni intraprese dalle istituzioni, il 95% degli artigiani non ritiene che durante il 2011 esse siano state adeguate ad affrontare la crisi: la critica maggiore è rivolta verso il governo nazionale, ma non risparmia nemmeno i livelli regionale, provinciale e comunale.
Quanto alle previsioni degli imprenditori per il 2012, la situazione non appare rosea, sebbene l’andamento recessivo sembri essere meno forte rispetto a quello degli ultimi mesi del 2011.
Tutti i principali indicatori (fatturato, occupazione, esportazioni, investimenti) potrebbero subire delle variazioni al ribasso, anche se la diminuzione della manodopera resta l’ultimo strumento cui le imprese pensano di ricorrere. Un elemento di contrasto agli effetti della crisi rimane l’export, ipotizzato in calo ma in misura molto minore rispetto agli altri indicatori.
Alla domanda su come sia stato vissuto il recente periodo di difficoltà, quasi la metà delle imprese (48%) ha affermato di aver sofferto soprattutto per i mancati o ritardati pagamenti, mentre il 33% riconosce di essere stato costretto a ridurre la produzione.
L’altra faccia della medaglia mostra che, nonostante l’intensità della crisi, il 40% delle imprese riconosce di essere in una fase di soluzione dei propri problemi e solamente il 13% delle aziende è stato costretto a licenziare: ulteriore sintomo che gli imprenditori artigiani, prima di prendere una decisione così drastica, hanno sempre preferito ricorrere ad altri mezzi.
Tra le principali difficoltà che vengono riscontrate quotidianamente nel gestire l’attività, l’80,9% delle aziende indica il livello troppo alto dell’imposizione tributaria, seguito da un 73% che denuncia il peso soffocante della burocrazia. Sul banco degli imputati anche gli studi di settore fiscali, in quanto il 55,4% delle imprese dichiara di non trovarli adeguati alla propria realtà. Tra le altre problematiche spiccano i costi di gestione elevati (55,1%), i tempi di pagamento troppo lunghi (45,5%), la crisi di liquidità (43,7%) e l’eccessivo affollamento normativo (43,4%).
Poche, invece, le imprese che hanno manifestato difficoltà nel rapporto con i fornitori (3,2%), nell’approccio al mercato sia interno (16,7%) che estero (6,5%) e nel reperire informazioni utili per la propria azienda (8,2%).
Altri aspetti solitamente considerati tra i problemi principali delle imprese, come la difficoltà di accesso al credito o la concorrenza straniera, nel periodo preso in esame sono stati evidenziati, rispettivamente, dal 24,9% e dal 17,3% delle aziende.

Nota metodologica: per la sua ricerca, l’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza ha coinvolto un campione di 371 imprese (con una media di 5,8 addetti) scelte tra i settori della Manifattura (50,9%), delle Costruzioni (23%) e dei Servizi (19,3%). Le zone monitorate sono state Agno-Chiampo, Bassano-Marostica, Area Berica, Schio-Malo, Thiene-Arsiero-Asiago e Vicenza.


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