Apprendistato: strumento utile per imprese e giovani

Oggi mancano profili professionali da inserire nelle imprese. Serve, perciò, formazione. Scopriamo quale.

È un tema che investe le aziende di tutti i settori e che, viste le dimensioni, preoccupa in modo particolare il mondo dell’artigianato, soprattutto con le imprese impegnate nella fase di ripresa. Poter contare su personale qualificato, e su giovani che hanno voglia di mettersi in gioco, per le aziende vuol dire consolidare la competitività, anche nei mercati esteri per chi è votato all’export.

“C’è un evidente gap tra offerta e domanda di lavoro, che da tempo come associazione abbiamo messo in evidenza e che in questa fase di ripartenza può davvero diventare penalizzante”: questo il commento di Nerio Dalla Vecchia, vicepresidente di Confartigianato Imprese Vicenza.
Un tema, quello delle professionalità mancanti, legato a diversi fattori: “Il primo è demografico, quella italiana è una società in cui ci sono pochi giovani. Il secondo è che tanti di quei giovani non hanno, come detto, le competenze richieste dalle imprese. Il sistema Italia, poi, risulta poco attrattivo per figure qualificate anche provenienti da altri Paesi, rispetto, ad esempio, alla Germania”, aggiunge Dalla Vecchia.

Formazione e ancora formazione

Una situazione che necessita di interventi mirati e tempestivi. Il primo, per Confartigianato Vicenza, è intercettare tra i disoccupati (sono 140mila in Veneto) quelle persone che possono avere le qualifiche e le competenze richieste. “Sono molte le persone che, se adeguatamente accompagnate, possono rientrare nel mondo del lavoro”, spiega ancora il vicepresidente. 

Il secondo step è creare, quindi, percorsi di qualificazione per disoccupati ma anche di riqualificazione per gli occupati. “C’è un dovere alla formazione che riguarda tutti: non è più possibile pensare di non acquisire nuove competenze o non aggiornare quelle già in possesso – precisa Dalla Vecchia -. Chi si ferma non solo rischia di essere estromesso dal mercato, ma non fa certo un buon servizio alla struttura o azienda in cui lavora e alla comunità in generale. In questo senso, le imprese artigiane sono un passo avanti. In realtà produttive dove i dipendenti sono pochi, una fetta importante della produttività è legata alle competenze e formazione del personale. Questo vale anche per gli artigiani titolari: chi vuole crescere, affacciarsi nei mercati internazionali, innovare, non può pensare di non acquisire nuovi strumenti”.

L’apprendistato

Altro tassello importante per Confartigianato Vicenza è il contratto di apprendistato, sia Professionalizzante che Duale: il primo è finalizzato all’ottenimento della qualificazione contrattuale; il secondo consente ai giovani di conseguire il titolo di studio. Dai dati elaborati dall’Ufficio Studi della Confartigianato provinciale emerge che nei primi tre mesi del 2021 nelle imprese vicentine c’è stata una crescita congiunturale dei contratti di apprendistato pari al 15,2% rispetto al quarto trimestre del 2020. Dall’Ufficio Gestione Risorse Umane dell’associazione emerge un altro dato interessante: da gennaio a maggio, nelle imprese artigiane gestite, sono stati 236 i contratti di apprendistato (20,3% del totale assunzioni). Numeri in risalita dopo la contrazione del 2020: basta infatti vedere i settori maggiormente interessati (tra cui Orafo e Ricettività Ristorazione).
“L’apprendistato è un importante strumento per avvicinare i ragazzi alla realtà dell’azienda, permettendo loro di toccare con mano il proprio futuro: per questo riteniamo che vada incentivato con un’adeguata informazione, e non solo, a partire dalle istituzioni del territorio”, commenta Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Vicenza.
Proprio del futuro si tratta, non solo quello immediato legato alla ripresa post pandemia, ma anche quello a più lungo termine, considerata l’uscita dal mondo del lavoro di quanti hanno raggiunto i requisiti per la pensione. 

“Molti dei nostri dipendenti – sottolinea Cavion – sono in azienda ‘da sempre’ e sono cresciuti con essa. Ora tanti di loro andranno in pensione lasciando un vuoto professionale, oltre che umano, difficile da colmare. Così, in molti casi, vengono richiamati come collaboratori per trasferire ai neo assunti saperi e competenze che si acquisiscono con l’esperienza. È il momento di sostenere politiche del lavoro che sviluppino in modo compiuto la ‘filiera’ dell’apprendistato. Quest’ultimo, all’interno del Sistema Duale, rappresenta solo uno degli strumenti contrattuali a disposizione delle imprese per l’inserimento lavorativo dei giovani. Non dimentichiamo infatti che l’Apprendistato Professionalizzante è da sempre la linfa vitale delle professionalità ‘su misura’ nelle nostre imprese. I due strumenti non possono essere scissi ma sono fra loro complementari e necessitano di adeguate misure agevolative. Le imprese artigiane sono pronte ad accogliere la creatività e l’energia dei giovani offrendo loro contratti e formazione garantiti, diversamente ne rimetteranno tutti. È bene ricordare infatti ai nostri politici, territoriali e nazionali, che le PMI rappresentano il 98% del tessuto produttivo italiano. È il momento di chiudere con la retorica e di iniziare davvero a fare qualcosa per i giovani, per il loro futuro, che passa anche attraverso un lavoro dignitoso e appagante”.