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AGOSTINO BONOMO (CONFARTIGIANATO VICENZA): «IL DECRETO DEL FARE È UN DECRETO CHE FA… MALE»

Palazzo Montecitorio

«Così com’è stato stravolto rispetto alle premesse e alle promesse, il “Decreto del Fare” possiamo benissimo chiamarlo “Decreto del Fare Male”, nel senso che produrrà danni, e parecchi, anziché sostenere le aziende come era doveroso attendersi. E se questo è il frutto delle larghe intese, prendiamo atto che noi imprenditori e la politica non ci intendiamo proprio».

È amaro e deluso il commento di Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza, dopo il voto di fiducia per la conversione in legge del decreto in questione, che a suo giudizio contiene numerosi fattori negativi riassumibili in maggiori oneri burocratici, minori agevolazioni e più costi, ovvero l’esatto contrario di quanto si attende il mondo dell’artigianato e della piccola impresa.  
«Ad esempio è paradossale – sottolinea Bonomo – l’introduzione del Durt, l’ennesimo adempimento inutile che obbliga mensilmente appaltatori e subappaltatori, per ottenere il pagamento dal proprio cliente, a chiedere all’Agenzia delle Entrate il documento che attesta l’assenza di debiti tributari, con una procedura che rende ancor più ingarbugliato, anziché semplificarlo, l’istituto della responsabilità solidale negli appalti. Sul versante del credito, ci aspettavamo un rafforzamento del Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi e invece, com’è stato giustamente notato, assistiamo a uno stravolgimento delle finalità del Fondo stesso, piegato alle esigenze di banche e di grandi imprese. E quante volte abbiamo reclamato l’esigenza di interventi volti a semplificare le normative per la sicurezza sul lavoro? Bene: sono stati invece introdotti ulteriori oneri e complicazioni, che non incidono sulla sicurezza sostanziale dei lavoratori e aggravano i costi per le aziende. A questo punto, resta una sola domanda: ma il Parlamento, al di là delle chiacchiere dei suoi esponenti, si rende conto che sta “giocando contro” non soltanto la spina dorsale dell’economia del Paese, ma contro il futuro stesso del Paese?».


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