
Oreficeria, export stabile e oro in salita
Alla vigilia di Vicenzaoro, cresce l’export verso l’UE. Marangon (Confartigianato): «Con il prezzo dell’oro così alto, difficile fare previsioni»
Alla vigilia di Vicenzaoro settembre, il comparto orafo vicentino si prepara all’appuntamento autunnale facendo i conti con una fase complessa, nella quale alle dinamiche dei mercati internazionali si sommano l’aumento del costo dell’oro e le tensioni geopolitiche.
L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza fotografa un settore che, a fine giugno 2026, conta in provincia 577 imprese e 4.682 addetti. Di queste, 335 sono artigiane, con un’incidenza del 58,1%, e occupano 1.396 addetti, pari al 29,8% dell’occupazione complessiva del comparto.
Il distretto vicentino mantiene un ruolo di primo piano nell’export orafo italiano: nel 2025 le vendite all’estero hanno superato i 2,6 miliardi di euro, con una crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente.
Export stabile, ma cambiano i mercati
Il settore presenta una forte specializzazione distrettuale: Arezzo, Vicenza e Alessandria rappresentano complessivamente il 72,7% delle vendite italiane all’estero del comparto nel 2025.
Nei primi tre mesi del 2026 l’export orafo vicentino risulta sostanzialmente stabile, con una variazione del +0,1%. Nello stesso periodo Arezzo registra una contrazione del 49,4%, mentre Alessandria cresce del 55,7% rispetto al primo trimestre 2025.
Nel 2025 gli Stati Uniti si confermano il primo mercato di destinazione dei prodotti orafi vicentini con il 16,2% dell’export, seguiti da Emirati Arabi Uniti (14,2%), Malaysia (5,7%), Turchia (5,5%) e Romania (5%). Questi cinque mercati rappresentano da soli il 46,7% delle esportazioni del comparto.
I dati più recenti evidenziano però dinamiche molto diverse da Paese a Paese. Nei primi tre mesi del 2026 crescono fortemente Canada (+131,3%), Svizzera (+76,1%), Malaysia (+54,7%) e Stati Uniti (+14,8%). Nell’Unione europea aumentano soprattutto Paesi Bassi (+89,2%), Romania (+32,6%) e Germania (+14,2%), mentre la Francia arretra del 6,5%.
Il prezzo dell’oro pesa sulle prospettive
La stabilità complessiva dell’export si confronta con uno scenario molto più volatile sul fronte dei costi. Nei primi cinque mesi del 2026, con l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente, i prezzi alla produzione del settore sono cresciuti del 28,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Ad agosto 2026, considerando la media dei primi 23 giorni del mese, il prezzo dell’oro ha raggiunto 121,07 euro al grammo, con un aumento del 39,1% nei primi otto mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Occupazione sotto osservazione
La situazione internazionale si riflette anche sulla produzione e sull’occupazione. Secondo i dati di Veneto Lavoro, nel 2025 il settore orafo ha registrato un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a -95 unità, sostanzialmente in linea con il dato dell’anno della pandemia (-90 unità nel 2020).
Le cessazioni sono rimaste pressoché stabili, 625 contro le 620 del 2024, mentre sono diminuite le assunzioni, scese da 620 nel 2024 a 530 nel 2025. Nel primo trimestre 2026 il saldo occupazionale è pari a -90 unità, contro le +10 dello stesso periodo del 2025.
Il confronto con il Ministero
La complessa fase congiunturale del comparto è stata al centro del confronto tra Confartigianato, le altre organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che a luglio ha avviato un Gruppo di Lavoro Tecnico dedicato all’oreficeria.
Confartigianato ha chiesto misure straordinarie a tutela dell’occupazione e della continuità produttiva, strumenti di sostegno al lavoro e ai lavoratori per evitare la perdita di competenze altamente specializzate e interventi mirati per agevolare l’accesso al credito.
«Il mercato è cambiato e potrebbe cambiare ancora – conclude Marangon –. Le imprese possono mettere in campo creatività, innovazione, unicità di prodotto e lavorazioni, ma se i costi continuano a salire i risultati rischiano di essere ben poco apprezzabili».






