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Il soft power italiano è anche artigiano

L’Ufficio Studi di Confartigianato nazionale ha realizzato un interessante lavoro sul soft power legato alle piccole e medie imprese.

Un elaborato a cura di Enrico Quintavalle che è stato pubblicato su Spirito Artigiano. Non solo, analoga indagine è stata condotta anche nel territorio vicentino. Ne emerge lo spaccato di un mondo artigiano che vale la pena di ricordare, sottolineandone ancora una volta l’importanza, spesso silenziosa, per l’economia italiana.

Ecco il lavoro di Quintavalle e lo ‘spaccato’ vicentino da cui emerge che Vicenza è nella top 5 provinciale per la più elevata presenza di artigianato del soft power.

Più di un milione di occupati nell’artigianato alla base del soft power dell’Italia

di Enrico Quintavalle (pubblicato su Spirito Artigiano)

Le tensioni geopolitiche, i conflitti, la frammentazione degli scambi e le crisi energetiche stanno ridisegnando gli equilibri globali. Nell’era dell’incertezza c’è una forza che non si misura con i dazi, né con la produzione di armamenti, ma che continua a sostenere la presenza dell’Italia nel mondo, anche nelle fasi più difficili dell’economia globale. È il soft power, la capacità, come definita da Joseph Nye (2005), di attrarre, convincere e creare relazioni attraverso cultura, qualità e identità.

In Italia questa forza ha un tratto distintivo: nasce nei territori e prende forma nelle imprese, soprattutto nelle micro e piccole realtà artigiane. Il soft power si fonda su un capitale immateriale distintivo, capace di generare attrazione, fiducia e reputazione internazionale. Esso combina cultura, saper fare manifatturiero, estetica, qualità della vita e relazioni sociali, alimentando una proiezione verso l’esterno dell’Italia caratterizzata da autenticità e identità territoriale. La forza del modello italiano risiede nella diffusa presenza nel territorio di micro e piccole imprese e di imprese artigiane e nella loro capacità di integrare tradizione e innovazione nella produzione di beni e servizi ad alto contenuto di significati come il bello, il ben fatto e la sostenibilità. In un contesto dominato dalle crisi di natura geopolitica, il soft power italiano diventa una risorsa strategica che sostiene l’economia nelle fasi di rallentamento, rafforzando la resilienza delle imprese e valorizzando l’economia di prossimità. Inoltre, rappresenta un vantaggio competitivo nei mercati internazionali che sostiene i flussi dell’export, del turismo, consolidando l’influenza culturale del nostro Paese.

Il soft power dell’Italia si fonda su un articolato sistema di imprese ad alta vocazione artigiana che generano relazioni attraverso una produzione di beni e servizi di qualità che sono alla base della produzione culturale e dell’attrazione dei flussi turistici.

Nel perimetro dei settori maggiormente rilevanti per il soft power vi sono un milione 75 mila imprese attive rilevate in Istat (2026) che danno lavoro a 4 milioni 809 mila addetti, di cui i tre quarti (73,6%) sono occupati in micro e piccole imprese. Le 385mila imprese artigiane danno lavoro a un milione 97mila addetti, pari al 22,8% del totale. Il sistema delle imprese che alimentano prodotti e servizi che rappresentano il magnete del soft power sono il 25,5% dell’occupazione del totale delle imprese italiane. Più alta la concentrazione nei settori del soft power nell’artigianato, che rappresentano il 42,3% dell’occupazione delle imprese artigiane italiane.L’artigianato intensifica il legame tra prodotto e territorio, rafforza la qualità percepita dei prodotti e dei servizi e costruisce relazioni di fiducia con i consumatori. In un contesto globale segnato da standardizzazione e competizione sui costi, il soft power a valore artigiano rappresenta una forma di competitività alternativa, fondata su identità e valore.

Nel confronto internazionale (Eurostat, 2026) l’Italia è al secondo posto in Ue per numero di imprese del soft power, collocandosi dietro al un milione 162mila imprese della Francia, ma sopravanzando le 782mila imprese della Spagna e le 710mila della Germania.

La più elevata presenza di artigianato del soft power nel territorio si riscontra in Lombardia con 194mila occupati (40,1% dell’artigianato lombardo), seguita da Veneto con 139mila occupati (44,7% dell’artigianato veneto), Toscana con 115mila occupati (50% dell’artigianato toscano) ed Emilia-Romagna con 107mila occupati (39,7% dell’artigianato emiliano-romagnolo). La top ten provinciale è costituita da Milano con 43mila occupati nelle imprese artigiane del soft power (36,1% dell’artigianato della provincia), davanti a Torino con 39mila occupati (38,1%), Brescia con 35mila occupati (43,2%), Roma con 35mila occupati (40,3%), Vicenza con 31mila occupati (48,7%), Firenze con 29mila occupati (49,8%), Padova sempre con 29mila occupati (45,1%), Prato con 27mila occupati (76,1%), Bergamo, anch’essa con 27mila occupati (39,5%) e Treviso con 26mila occupati (45,9%).

Nel dettaglio settoriale il 37,2% degli occupati del totale delle imprese attive nei settori del soft power proviene da turismo, accoglienza e valorizzazione del territorio, seguito dal 35,7% del manifatturiero ad alta intensità di design e della cultura materiale, che comprende moda, gioielleria, oreficeria, strumenti musicali, articoli sportivi, legno e arredo, carta ed editoria, prodotti in metallo, ceramica e vetro; in questi settori l’artigianato pesa per il 30,4% del totale contribuendo in modo decisivo alla qualità e all’autenticità dell’offerta. Inoltre, una quota rilevante del perimetro in esame, pari al 10,0%, si registra per agroalimentare di qualità e della tradizione, un cluster dove le imprese artigiane determinano il 30,5% degli occupati. L’8,8% degli occupati del perimetro si registra per i servizi alla persona e qualità della vita, per quasi i due terzi (64,6%) determinato dall’artigianato, a cui si aggiunge il 6,6% di occupati nella produzione culturale e creativa, in cui sono comprese le attività editoriali, la produzione cinematografica, video e programmi TV, le attività di programmazione e trasmissione, altre attività professionali, scientifiche e tecniche, in primis il design (Confartigianato 2026). Il restante 1,6% del perimetro si riferisce ad attività relative a patrimonio culturale e intrattenimento.

Nel complesso, questi settori delineano un ecosistema del soft power che integra produzione materiale e contenuti culturali, con un forte carattere identitario. La diffusione sul territorio delinea una biodiversità dei sistemi di imprese che amplifica i fattori di attrazione del soft power. Il valore economico della produzione si intreccia con nuovi significati: i prodotti e i servizi raccontano un territorio, una tradizione, una competenza, generando emozioni. È proprio questa combinazione – manifattura di qualità, cultura e stile di vita – a rendere l’Italia un riferimento globale nei modelli di consumo ad alto valore simbolico.

I dati nel vicentino

Nel perimetro dei settori maggiormente rilevanti per il soft power nel vicentinovi sono 17.451 imprese attive rilevate in Istat (2026) che danno lavoro a 125.977 addetti. Le 8.095 imprese artigiane danno lavoro a 31.442 addetti, pari al 25,0% del totale. Il sistema delle imprese che alimentano prodotti e servizi che rappresentano il magnete del soft power sono il 36,4% dell’occupazione del totale delle imprese italiane. Più alta la concentrazione nei settori del soft power nell’artigianato che rappresentano il 48,7% dell’occupazione delle imprese artigiane italiane.L’artigianato intensifica il legame tra prodotto e territorio, rafforza la qualità percepita dei prodotti e dei servizi e costruisce relazioni di fiducia con i consumatori. In un contesto globale segnato da standardizzazione e competizione sui costi, il soft power a valore artigiano rappresenta una forma di competitività alternativa, fondata su identità e valore.


Nel dettaglio settoriale il 60,7% degli occupati del totale delle imprese attive nei settori del soft power proviene dal manifatturiero ad alta intensità di design e della cultura materiale, che comprende moda, gioielleria, oreficeria, strumenti musicali, articoli sportivi, legno e arredo, carta ed editoria, prodotti in metallo, ceramica e vetro; in questi settori l’artigianato pesa per il 27,1% del totale contribuendo in modo decisivo alla qualità e all’autenticità dell’offerta. Una quota rilevante del perimetro in esame, pari al 24,4% si registra per turismo, accoglienza e valorizzazione del territorio

Il 5,9% degli occupati del perimetro si registra per agroalimentare di qualità e della tradizione, un cluster dove le imprese artigiane determinano il 28,3% degli occupati, a cui si aggiunge il 5,1% di occupati nei i servizi alla persona e qualità della vita, per quasi i quattro quinti (80,4%) determinato dall’artigianato. Un ulteriore 3,4% di occupati nella produzione culturale e creativa, in cui sono comprese le attività editoriali, la produzione cinematografica, video e programmi TV, le attività di programmazione e trasmissione, altre attività professionali, scientifiche e tecniche, in primis il design (Confartigianato 2026). Il restante 0,6% del perimetro si riferisce ad attività relative a patrimonio culturale e intrattenimento.


Vicenza è nella top 5 provinciale per la più elevata presenza di artigianato del soft power, con 31mila occupati (48,7% dell’artigianato della provincia), dietro a Milano con 43mila occupati nelle imprese artigiane del soft power (36,1%), davanti a Torino con 39mila occupati (38,1%), Brescia con 35mila occupati (43,2%), Roma con 35mila occupati (40,3%).