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Economia e imprese nell’estate 2026

Le principali evidenze: export in chiaroscuro, mercato del lavoro stabile ma con manifattura in difficoltà, credito ancora selettivo per le Pmi e rincari energetici in aumento

In sintesi

  • Export manifatturiero veneto: +5,1% nel primo trimestre 2026, ma -1,1% al netto della commessa di navi e imbarcazioni.
  • Vicenza: export manifatturiero in calo del -2,1%.
  • Lavoro: in Veneto occupazione al 69,1%, con manifattura in calo del -7,2%.
  • Credito: prestiti alle piccole imprese in calo; in Veneto -5,5%.
  • Energia: bollette luce e gas in Veneto +12,2% tra febbraio e maggio 2026.

Le incertezze sull’evoluzione della crisi mediorientale, la crescita dell’economia italiana e l’avvicinamento al termine degli interventi del PNRR dominano il contesto per le imprese italiane esaminato nel 38° report congiunturale “Navigare nell’incertezza: le tendenze nell’estate 2026 per economia e imprese”, che contiene un ampio set di evidenze della congiuntura a livello nazionale e nel confronto internazionale, le tendenze della manifattura, delle costruzioni e dei servizi, dei costi dell’energia, del mercato del lavoro, della politica fiscale e della politica monetaria, con le ricadute sul mercato del credito delle imprese.

Il focus sui territori mette in evidenzia le differenti dinamiche nella prima parte del 2026 su export, nel contesto delle incertezze della crisi in Medio Oriente, l’impatto dei dazi statunitense e la debole ripresa della Germania. Inoltre, sono descritte le differenti traiettorie su scala territoriale del mercato del lavoro, dei costi dell’energia e del turismo.

Export

Nei primi 3 mesi del 2026 in Veneto si osserva una crescita delle esportazioni manifatturiere del 5,1% rispetto ai primi 3 mesi del 2025, crescita più intensa rispetto al +1,3% registrato a livello nazionale, sebbene tale crescita si debba esclusivamente ad una consistente commessa di navi e imbarcazioni da Venezia verso gli Stati Uniti d’America, al netto della quale l’export veneto risulterebbe in contrazione dell’1,1%.

Tra le principali 30 province esportatrici (che esportano oltre l’1% dell’export nazionale manifatturiero) raddoppia l’export di Venezia (+94,5%) e cresce a Padova (+2,3%), mentre si osservano cali a Vicenza (-2,1%), Verona (-2,2%) e Treviso (-2,4%).

Export manifatturiero: Veneto e Vicenza a confronto
Variazioni percentuali nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025
Ambito
Veneto
Vicenza
Totale manifatturiero
+5,1%
-2,1%
Germania
+1,0%
+8,1%
USA
+23,5%
-12,2%
Medio Oriente
-26,3%
-25,9%
Fonte: Elaborazione Flash Ufficio Studi Confartigianato Imprese Vicenza, 08/07/2026.

I settori con una elevata presenza di micro e piccole imprese (MPI) – quali alimentare, moda, legno e mobili, prodotti in metallo e altre manifatture – mostrano una dinamica in linea con il totale manifatturiero al netto di navi e imbarcazioni: nei primi 3 mesi del 2026 in Veneto registrano una flessione dell’export del -0,7%, più contenuta rispetto al -2,4% registrato a livello nazionale, con cali contenuti nelle province di Padova (-1,1%), Vicenza (-1,5%) e Treviso (-1,6%), una diminuzione più intensa a Belluno (-6,8%), mentre Venezia segna una crescita dell’8,3%.

Nel dettaglio, uno dei settori ad alta concentrazione di micro e piccole imprese attenzionato per la difficile congiuntura che sta attraversando è la Moda (che comprende tessile, abbigliamento e calzature). L’export di Moda made in Veneto nei primi 3 mesi del 2026 cresce del 2,0%, in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale che segna un calo del 2,1%. Tra le principali province esportatrici cresce l’export di moda di Padova (+15,0%), Verona (+6,0%) e Venezia (+2,2%), mentre cala a Vicenza (-0,8%) e Treviso (-1,0%), sebbene, in entrambi i casi, con dinamiche in miglioramento rispetto alla dinamica annuale del 2025.

Altro settore rilevante per il territorio è la Meccanica, che nei primi 3 mesi del 2026 risulta in calo dell’1,9%, in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale (+8,9%), che però è influenzata dalla forte crescita di export di metalli preziosi (+94,1%), al netto della quale l’export nazionale della Meccanica risulterebbe in calo del 0,5%.

Tra le principali province esportatrici cala maggiormente l’export della meccanica a Treviso (-2,4%), Verona (-3,4%) e Vicenza (-4,6%), mentre cresce a Padova (+3,1%).

Sebbene l’export nazionale verso la Germania risulti in flessione (-4,4% nel I trimestre 2026, dopo una crescita del 2,7% nel 2025), a livello Veneto si rileva una crescita dell’export manifatturiero verso il primo partner commerciale, pari a +1,0% nei primi 3 mesi dell’anno. Tra le principali province esportatrici si rileva una crescita maggiore a Vicenza (+8,1%), Padova (+1,9%) e Treviso (+1,1%), mentre è in calo Verona (-4,6%).

Soffrono ancora, invece, i settori a maggior concentrazione di MPI le cui esportazioni dal Veneto risultano in calo dell’1,5%, in linea con la dinamica nazionale (-1,4%). Tra le principali province esportatrici i cali più intensi si osservano a Padova (-7,0%), sebbene in miglioramento rispetto alla dinamica del 2025, e Vicenza (-2,3%), si rileva una leggera flessione a Verona (-0,3%), mentre sono in aumento le esportazioni di MPI di Belluno (+2,9%) e Treviso (+3,3%).

I dazi statunitensi sembrano colpire in maniera differenziata i territori, in base alle diverse specializzazioni settoriali. Nei primi 3 mesi del 2026 l’export manifatturiero del Veneto verso gli USA è in crescita del +23,5%, variazione più intensa del +1,7% nazionale, nonostante questa dinamica sia influenzata da una importante commessa di navi e imbarcazioni, al netto della quale la dinamica è in contrazione del 12,2%.

Tra le principali province esportatrici, a parte il boom dell’export di Venezia (+431,6%) per la commessa di navi e imbarcazioni, si osserva una crescita dell’export verso il mercato statunitense a Padova (+6,5%), mentre sono in calo Treviso (-7,9%), Verona (-8,4%) e Vicenza (-12,2%).

In calo l’export dei settori di MPI che a livello regionale segna un -6,4%, flessione dimezzata rispetto al -12,2% osservato per il totale manifatturiero escluse navi e imbarcazioni. Tra le principali province esportatrici, si rileva una crescita a Padova (+10,0%) e Vicenza (+7,1%, in controtendenza rispetto al totale manifatturiero), mentre è in calo a Treviso (-3,0%), Verona (-11,5%) e Belluno (-36,8%).

Con il conflitto in Medio Oriente è stato colpito anche il commercio internazionale in un’area particolarmente dinamica per il Made in Italy: nel 2025, infatti, le esportazioni manifatturiere italiane verso il Medio Oriente crescevano del 7,2%, mentre nel I trimestre 2026 crollano del 18,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Tale calo risulta più intenso per il Veneto che perde il 26,3% dell’export. Tra le principali province esportatrici, risultano maggiormente colpite Treviso con una flessione dell’export del 37,4%, Padova (-28,4%) e Vicenza (-25,9%); più contenuto il calo per Verona (-11,8%) mentre l’export di Venezia cresce (+16,8%).

A pesare sulla dinamica in contrazione verso il Medio Oriente è l’export dei settori a maggior concentrazione di MPI che a livello veneto cala del 23,2%, con flessioni più intense rispetto alla dinamica del totale manifatturiero per Vicenza (-33,7%).

Mercato del lavoro: stabile l’occupazione ma soffre la Manifattura

In Italia nei primi tre mesi del 2026 il mercato del lavoro risulta stabile. Nei primi 3 mesi del 2026 il tasso di occupazione in Veneto è pari a 69,1%, sotto la media del Nord-est che è 70,2%. Rispetto al primo trimestre 2025 il tasso cala di 0,9 punti percentuali, in controtendenza con l’invariabilità rilevata a livello nazionale (+0,1 punti percentuali).

Il numero di occupati in regione cala dell’1,5%, pari a 33mila occupati in meno rispetto ai primi 3 mesi del 2025, registrando la flessione più intensa tra le principali regioni per numero di occupati, e in contro tendenza rispetto alla sostanziale stabilità a livello nazionale (+0,2%).

La flessione del numero di occupati è dovuta alla contrazione dell’occupazione dipendente (-4,4%), che rappresenta il 78,7% dell’occupazione totale, mentre cresce in maniera consistente l’occupazione indipendente (+10,7%), in ripresa dopo il calo del -1,8% dell’anno 2025. La dinamica per genere mostra una ripresa dell’occupazione femminile (+1,5%, dopo il -2,4% del 2025), mentre l’occupazione maschile risulta in contrazione del 3,7% nei primi 3 mesi del 2026.

Al dettaglio di macrosettore si osserva un calo dell’occupazione nella Manifattura del 7,2%, flessione più intensa del -1,9% nazionale e la maggiore tra le principali regioni, e una contrazione nelle Costruzioni dell’11,1%, in controtendenza rispetto al +5,4% della media nazionale e unica tra le principali regioni a registrare un calo. In crescita, invece, l’occupazione nei Servizi che segna un +3,8%, grazie alla crescita sia dell’occupazione del Commercio e turismo (+7,5%) che degli Altri servizi (+2,3%).

Domanda di lavoro dipendente a Vicenza per settore
Variazioni delle entrate previste nel trimestre giugno-agosto 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025
Alloggio e ristorazione
-11,8%
Servizi alle persone
-8,7%
Costruzioni
-8,4%
Servizi alle imprese
-4,2%
Manifatturiero
-2,9%
Commercio
+2,0%
Fonte: Elaborazione Flash Ufficio Studi Confartigianato Imprese Vicenza, 08/07/2026.

La domanda di lavoro dipendente delle imprese venete del manifatturiero esteso, delle costruzioni e dei servizi tra giugno e agosto 2026 è in calo del -4,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, flessione più intensa del -3,2% nazionale. Le quasi 122 mila entrate preventivate dalle imprese per il trimestre giugno-agosto 2026, infatti, sono 6.250 in meno rispetto a quelle previste nello stesso periodo di un anno fa. A livello settoriale si osserva un calo più intenso nei servizi alle imprese, nei servizi alle persone (entrambi -8,2%), e nei servizi di alloggio e ristorazione (-6,0%). Cali più contenuti della media regionale, invece, si osservano per il manifatturiero (-1,5%) e commercio (-3,9%), mentre le costruzioni segnano una crescita di entrate previste di lavoratori (+0,7%).

A livello provinciale si osservano cali delle entrate previste più accentuati rispetto alla media regionale a Rovigo (-7,5%), Belluno, Verona (entrambe -6,3%), Vicenza (-5,2%), mentre più contenuti della media veneta le flessioni a Treviso (-3,5%), Venezia (-3,6%) e Padova (-4,5%).

In provincia di Vicenza, a livello settoriale si osserva un calo più intenso nei servizi di alloggio e ristorazione (-11,8%), nelle costruzioni (-8,4%) e nei servizi alle persone (-8,7%). Cali più contenuti della media provinciale, invece, si osserva per il manifatturiero (-2,9%) e servizi alle imprese (-4,2%), mentre il commercio segna una crescita di entrate previste di lavoratori (+2,0%).

Persiste il problema della difficoltà di reperimento, anche se il fenomeno è in forte calo. In Veneto sono difficili da reperire il 47,8% delle nuove entrate previste a giugno 2026, in diminuzione di 3,2 punti percentuali rispetto a giugno 2025. Tuttavia, la difficoltà media di reperimento in Veneto è superiore alla media nazionale (42,0%) e a quella del Nord-est (45,1%).

Nella provincia di Vicenza a giugno 2026 la difficoltà di reperimento scende al 48,8%, pari a 3,6 punti percentuali in meno rispetto al 52,4% di un anno prima.

Credito

A marzo 2026, torna ad acuirsi il calo dei prestiti alle piccole imprese con una flessione del 4,3%, contrazione che continua da 4 anni esatti (marzo 2022) mentre i prestiti al totale imprese sono in aumento del +2,2%, con un trend positivo da settembre 2025. A livello territoriale, il calo dei prestiti alle piccole imprese è più intenso nel Centro (-5,0%) e nel Nord-Est (-4,7%). In particolare, tra le principali regioni, le maggiori flessioni si rilevano nelle Marche (-7,1%), Liguria (-6,6%), Toscana (-6,4%), Umbria e Veneto (entrambe -5,5%).

Sempre a marzo 2026 per le quasi-società artigiane1 si registra un calo più intenso dei prestiti, pari a -8,8% rispetto a marzo 2025. Più intensa la contrazione dei prestiti nel Nord-Ovest (-10,2%) e Nord-Est (-9,6%), mentre tra le principali regioni troviamo cali a doppia cifra in Friuli-Venezia Giulia (-12,9%), Toscana (-10,5%), Piemonte (-10,5%), Lombardia (-10,4%) e Veneto (-10,3%).

Il costo del credito in Veneto è tra i più bassi con un tasso di interesse annuo effettivo (TAE) pari a 4,72%, dietro ad Emilia-Romagna (4,46%), Trentino-Alto Adige (4,60%) e Lombardia (4,69%). Tuttavia, per le piccole imprese venete il costo del credito, pari a 7,6%, risulta superiore di 310 punti base rispetto a quello per le imprese medio-grandi (pari a 4,5%).

A livello di macrosettore in Veneto, le imprese di Costruzioni hanno un costo del credito più elevato, con un TAE di 5,96%, a fronte di un tasso di interesse del 4,91% delle imprese dei Servizi e del 4,43% nel Manifatturiero.

-5,5%

Prestiti alle piccole imprese in Veneto
Variazione rilevata a marzo 2026.

7,6%

Costo del credito per le piccole imprese venete
Pari a 310 punti base in più rispetto alle imprese medio-grandi.

Crisi di Hormuz e costi energia

Il conflitto in Medio Oriente con la chiusura dello stretto di Hormuz ha causato, nell’arco di tre mesi, un caro bollette del +7,8% in Italia, primo paese in Unione europee per maggiore crescita dei prezzi al consumo di elettricità e gas, ben al di sopra della media UE del +0,3%.

In Veneto la crescita della bolletta di luce e gas tra maggio e febbraio 2026 è stata del +12,2%, registrando l’aumento maggiore tra le regioni, dietro solo al Trentino-Alto Adige (+12,8%).

+12,2%

Crescita della bolletta di luce e gas in Veneto
Variazione tra febbraio e maggio 2026.

+3,5%

Inflazione in Veneto
A fronte di una crescita nazionale dei prezzi al consumo del +3,2% a maggio 2026.

A livello provinciale, dove i dati sui prezzi al consumo sono disponibili ad un minor dettaglio, il caro bollette spinge l’inflazione. A fronte di una crescita nazionale dei prezzi al consumo del +3,2% a maggio 2026, in Veneto l’aumento è del +3,5%, 3° regione per maggiore inflazione dietro a Calabria (+3,9%) e Lazio (+3,6%). Tra le 23 province con una inflazione superiore alla media nazionale troviamo Verona (+3,7%, 5° provincia per maggiore crescita), Belluno, Venezia (+3,6%, 7° province), Vicenza (+3,5%, 13°), Rovigo (+3,4%, 18°) e Padova (+3,3%, 21° provincia).

1 Con quasi-società artigiana si identificano le società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società di fatto, società semplice e imprese individuali con 6 addetti e oltre. Secondo fonte Artigiancassa questa categoria rappresenta il 53,5% dei prestiti all’artigianato, secondo l’ultima rilevazione disponibile a giugno 2019.

Fonte: Elaborazione Flash Ufficio Studi Confartigianato Imprese Vicenza, “Navigare nell’incertezza: le tendenze nell’estate 2026 per economia e imprese – Focus Veneto e Vicenza”, 08/07/2026.