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Le 4 a dell’artigianato icone del Made in Italy vicentino

L’eredità di Pinocchio nella creatività del Made in Italy a vocazione artigiana. Il quadro dell’imprenditoria artigiana nel territorio. Questo il titolo dell’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato in occasione della V Giornata della Cultura Artigiana svoltasi il 15 aprile.

Un lavoro che, per rendere analiticamente osservabile l’idea che l’artigianato dia “anima e voce” ai prodotti, si è concentrato sul perimetro settoriale delle “4 A”, ovvero i settori di Alimentare e bevande, Abbigliamento e moda, Arredo e legno e Automazione e meccanica. Settori scelti in quanto rappresentazione iconica del Made in Italy a vocazione artigiana, comparti che trasformano materia in identità, lavoro in racconto, produzione in valore economico e culturale misurabile.

Anche nel Vicentino.

Nel perimetro settoriale che si riferisce alle “4 A”, alla fine del primo trimestre del 2025 in provincia di Vicenza operano 9.716 imprese con 106.233 addetti. In questi settori della creatività del Made in Italy dove si concretizza “l’eredità di Pinocchio” vi è una alta vocazione artigiana: sono 5.312 le imprese artigiane, pari al 54,7% del totale delle imprese delle “4 A”, le quali danno lavoro a 21.416 addetti, pari al 20,2% dell’occupazione totale delle “4 A” e al 3,3% dell’occupazione del totale economia privata non agricola.
Nel 2025 (ultimi dodici mesi a settembre) l’export vicentino nelle “4 A” vale quasi 16 miliardi di euro, pari al 70,1% del totale export e al 44,0% del PIL provinciale, incidenza più che doppia rispetto al dato nazionale del 17,9%. Il 42,0% dell’export dei settori delle “4 A” è rappresentato da Abbigliamento e moda, il 39,4% da Automazione e meccanica, il 10,6% da Arredamento e l’8,0% da Alimentare e bevande.

Quadro dell’artigianato vicentino, pilastro dell’economia e della cultura

Il Rapporto dell’Ufficio Studi predisposto per la Giornata della Cultura Artigiana aggiorna il quadro per regione e provincia dei principali indicatori dell’artigianato italiano, che rappresenta una componente essenziale del sistema economico nazionale, sia in termini di numero di imprese sia per la sua incidenza occupazionale.

Con 22.477 imprese artigiane registrate alla fine del 2025, il comparto costituisce il 28,6% delle imprese, sottolineando il suo ruolo strategico all’interno del tessuto produttivo del Paese, fortemente caratterizzato dalla presenza di Micro e Piccole Imprese con meno di 50 addetti. L’incidenza sociale si misura con 2,6 imprese artigiane ogni 100 abitanti (media Italia 2,1) e 6,1 imprese artigiane ogni 100 famiglie (media Italia 4,7).
In termini occupazionali, le imprese artigiane contano 57.515 addetti, pari al 16,7% del totale degli addetti del settore privato non agricolo. Di questi, 31.802 mila sono dipendenti (55,3%) e i restanti 25.713 sono indipendenti (44,7%).
Si segnala che sono 7.708 le imprese artigiane con dipendenti, pari al 31,9% del totale delle imprese con dipendenti, e che la dimensione media del totale delle imprese artigiane è di 2,94 addetti per impresa, la 7ͣ maggior dimensione aziendale tra le province italiane e la 1ͣ in Veneto.

L’artigianato assume un ruolo di inclusività nella società italiana e dimostra dinamicità e capacità di accogliere nuove energie: alla fine del 2025 conta, infatti, 3.874 imprese artigiane a conduzione femminile, pari al 17,3% del totale delle imprese artigiane e al 24,6% del totale imprese a conduzione femminile; 2.007 imprese artigiane guidate da giovani under 35, pari al 9,0% del totale delle imprese artigiane e al 36,0% del totale imprese a conduzione giovanile; 3.553 imprese artigiane a conduzione straniera, il 15,9% del totale delle imprese artigiane e il 43,1% delle imprese a conduzione straniera.
L’artigianato gioca inoltre un importante ruolo nella formazione professionale, in particolare mediante l’apprendistato: nel 2024 in Veneto si contano 16.094 apprendisti in imprese artigiane che rappresentano il 23,8% del totale degli apprendisti, superiore al dato nazionale del 19,8% (Inps, 2025).
In termini economici, in provincia di Vicenza le imprese artigiane generano un valore aggiunto di 3,93 miliardi di euro, pari al 12,8% del totale provinciale (Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, 2025).

In particolare, a fine 2024 sono risultate 2.887 le imprese artigiane registrate operanti in settori “core” di attività interessate dalla domanda turistica, pari al 12,8% dell’artigianato totale, e che contano 11.923 addetti; e sono 304 le imprese artigiane digitali registrate nei settori dei servizi internet, realizzazione di portali web, produzione software e commercio elettronico, pari all’1,3% dell’artigianato, che contano 443 addetti.
L’artigianato vicentino si conferma quindi come un pilastro fondamentale dell’economia: contribuisce a generare occupazione e flusso di esportazioni grazie a un’ampia diffusione nella manifattura; la sua capillarità territoriale sostiene le aree interne e montane, spesso colpite da maggiori difficoltà legate alla minor presenza di infrastrutture e servizi nonché a un maggior spopolamento e invecchiamento della popolazione.
Le sfide principali per l’artigianato riguardano invece il ricambio generazionale, la ricerca delle competenze per un’offerta di qualità, innovativa e sostenibile, in un contesto caratterizzato da una demografia debole e da un mercato caratterizzato negli ultimi quindici anni da forti turbolenze ed elevata incertezza, che richiedono un equilibrio tra tradizione e innovazione.

Italia verso il mondo

Nella competizione sui mercati internazionali l’affermazione del Made in Italy si associa a una crescente qualità dell’offerta, che si conferma anche nell’ultimo quinquennio, caratterizzato dalla pandemia, dall’impatto dei conflitti e delle tensioni di natura geopolitica, della crisi energetica e da una pesante stretta creditizia. Nel 2025 il valore medio unitario del Made in Italy è salito del 42,5% rispetto al 2019, anno pre-pandemia, un ritmo doppio rispetto al +19,1% dei prezzi alla produzione sui mercati esteri (con un divario positivo di 23,4 punti percentuali), confermando la crescita della qualità intrinseca dei prodotti del Made in Italy, un fenomeno caratterizzato da una maggiore diffusione della produzione artigianale di alto livello, un migliore design, il rafforzamento del posizionamento del brand del Made in Italy, una elevata qualità delle materie prime e l’introduzione di nuove funzionalità, caratteristiche risultanti dai processi di innovazione e di ricerca e sviluppo intrapresi dalle imprese. Inoltre, un più elevato profilo qualitativo dell’offerta è favorito dal rafforzamento del capitale umano, dalla valorizzazione dei brand territoriali, da una maggiore integrazione tra prodotto e servizi di assistenza e personalizzazione, da una maggiore circolarità, dalla diffusione delle certificazioni, da una maggiore precisione derivante da processi di digitalizzazione e dalla specializzazione in nicchie a elevato valore aggiunto.

Da Pinocchio al robot

Il 9,1% delle imprese manifatturiere italiane utilizza i robot, una quota di un punto e mezzo superiore al 17,6% della media UE. In Italia sono 549 le imprese attive nella produzione di robot e contano oltre 12mila addetti. L’Italia è al secondo posto in UE, dietro alla Germania, per export di robot, con il Made in Italy che nel 2025 vale 417 milioni di euro.

Il Pinocchio che non c’è

Nel perimetro settoriale delle “4 A”, nel 2025 sono richiesti 719mila lavoratori di cui 382mila, pari al 53,2%, risultano di difficile reperimento.