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Artigianato aumentato: tra radici e innovazione del Made in Italy

Anche quest’anno Confartigianato, in partnership con la Fondazione Symbola e le altre Confederazioni artigiane, ha promosso la Campagna nazionale “Artigianato, futuro del Made in Italy” che per il 2026 è stata intitolata “L’Artigianato Aumentato”.

L’iniziativa si è inserita nel quadro delle celebrazioni per la Giornata nazionale del Made in Italy con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e ha inteso raccontare radici e innovazione delle imprese, evoluzione del saper fare italiano, ribadendo il ruolo delle Piccole Imprese come motore di sviluppo per il Paese.
L’evento di presentazione si è svolto a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per sottolineare la sinergia tra il Governo e le Organizzazioni dell’artigianato, riconosciute come interlocutori privilegiati nella rappresentanza di imprese strategiche per lo sviluppo economico e sociale del Paese. All’evento sono intervenuti: Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy; Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese; Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola; Dario Costantini, presidente di Cna; Mauro Sangalli, vicepresidente di Casartigiani.

Il tema centrale dell’edizione 2026 è l’“Artigianato Aumentato”, un concetto che descrive l’evoluzione del comparto dove la maestria della tradizione manifatturiera si integra sistematicamente con l’innovazione tecnologica, la sostenibilità e il digitale.

Il concetto di Artigianato Aumentato definisce un modello evolutivo che integra la tradizione manifatturiera italiana con tre fattori chiave – Design, Sostenibilità e Innovazione – oggi capaci di rafforzarne competenze e valore. L’obiettivo è far conoscere un approccio già diffuso in molte realtà artigianali italiane, capace di consolidare l’identità delle imprese artigiane, aumentarne la competitività e generare ricadute economiche, culturali e occupazionali a livello locale.

Dieci mestieri saranno raccontati nella loro evoluzione, mostrando come sostenibilità, design e innovazione contribuiscano a rinnovarne pratiche e competenze. Dall’acconciatore che integra strumenti digitali per la consulenza d’immagine al cliente, al calzolaio che utilizza scansioni 3D e pratiche di economia circolare per realizzare e rigenerare calzature, fino al restauratore che affianca tecnologie avanzate come scansioni e sensori al lavoro manuale, emerge con chiarezza il paradigma dell’Artigianato Aumentato. Un percorso che richiama la natura stessa dell’artigianato, da sempre capace di innovare e adattarsi ai tempi, e che ancora oggi rappresenta un elemento fondamentale per il valore e la qualità del sistema produttivo italiano.

La campagna si concluderà l’11 giugno prossimo a Mantova nell’ambito del XXIV Seminario Estivo della Fondazione Symbola. Sarà l’occasione per celebrare cento protagonisti di questo Artigianato Aumentato e riconoscerne pubblicamente la capacità di evolvere, restando competitivi e mantenendo vive le competenze e i saperi tradizionali che rendono il Made in Italy apprezzato nel mondo.

I numeri

Artigianato, futuro del made in Italy è una campagna che da anni rende visibile l’importanza dell’artigianato italiano per la nostra economia, ma anche per la nostra qualità della vita. In Italia, oltre un milione di imprese sono artigiane, una cifra pari a circa un quarto di tutto il sistema imprenditoriale italiano. L’artigianato rappresenta il cuore pulsante della manifattura italiana e, di conseguenza, del Made in Italy. Sebbene le imprese artigiane costituiscano il 21,3% del totale delle attività produttive, la loro incidenza è particolarmente significativa nel settore manifatturiero – dove raggiunge il 58,5% del totale delle imprese – e in particolare in alcuni comparti chiave come il Legno, l’Alimentare, l’Abbigliamento, la Meccanica. L’Italia, grazie anche alla forza del comparto artigiano, si conferma come il secondo Paese manifatturiero in Europa. 

L’artigianato è presente non solo nei settori tradizionali del Made in Italy, ma anche in quelli ad alta intensità di capitale e strategici per l’export. Infatti, l’89,1% delle imprese esportatrici sono micro e piccole (MPI): esportano per il 68% in Europa e per oltre il 30% nel resto del mondo. Queste imprese hanno un peso rilevante sul valore delle esportazioni della filiera Legno e del Tessile. L’Italia si conferma leader nell’Unione europea per vendite all’estero realizzate dalle micro e piccole imprese manifatturiere, con il 27,8% del totale UE, seguita da Germania (14%) e Spagna (9,6%). Si registra, inoltre, una incidenza sul PIL delle esportazioni delle MPI italiane pari al 3,3%, il doppio della media UE (1,6%).

I commenti

“L’artigianato italiano è da sempre sinonimo di qualità riconosciuta in tutto il mondo. Tutti conoscono e apprezzano il bello, buono e ben fatto delle nostre produzioni artigianali, capaci di integrare sapienza manuale, design, sostenibilità e tecnologie digitali”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. “Valorizzare competenze e identità significa rafforzare competitività e creare lavoro”, ha aggiunto. “In questa direzione vanno la legge annuale sulle PMI e la prossima riforma della legge sull’artigianato: crescita, innovazione, aggregazione tra imprese e ricambio generazionale come leve di sviluppo”.

“Gli imprenditori artigiani – ha spiegato Marco Granelli, presidente di Confartigianato – si confermano i protagonisti della cultura produttiva made in Italy. Radicati nelle proprie comunità ma capaci di conquistare i mercati mondiali, sanno coniugare saperi antichi e biodiversità del territorio con una spiccata attitudine all’innovazione, necessaria per cogliere le nuove esigenze dei consumatori e affrontare le transizioni green e digitale. Oggi, grazie alla legge annuale PMI, fortemente sostenuta da Confartigianato, gli imprenditori dispongono di nuovi strumenti per tutelare l’autentica identità artigiana di prodotti e servizi e per evolvere verso dimensioni e forme societarie adatte a vincere le sfide del mercato globale”.

“Le piccole imprese e l’artigianato – ha dichiarato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – non sono un punto di debolezza della nostra economia. La propensione delle imprese artigiane a collaborare accompagna la capacità di creare coesione e innovazione. L’artigianato è un’anima del Made in Italy. Il concetto di Artigianato Aumentato definisce un modello evolutivo che integra la tradizione manifatturiera italiana con tre fattori chiave – design, sostenibilità e innovazione. Nel bicentenario della nascita di Collodi, si conferma il “modello Pinocchio”. È Geppetto, un artigiano, che recupera un legno abbandonato e dà vita alla materia. Il Paese può affrontare le sfide che abbiamo avanti chiamando a raccolta i nostri talenti senza lasciare indietro nessuno. Come scritto nel Manifesto di Assisi, non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia. E, per dirla con Papa Francesco, ‘siamo chiamati ad essere creativi, come gli artigiani, forgiando percorsi nuovi ed originali per il bene comune’”.

“Siamo assolutamente convinti che il futuro del Made in Italy – ha aggiunto Dario Costantini, presidente di CNA – risieda nella capacità dei nostri artigiani di ‘abitare la tecnica’ senza farsi sostituire da essa. L’artigiano del futuro non è quello che lavora nonostante la tecnologia, ma quello che lavora meglio grazie ad essa, proteggendo quel “saper fare” che le macchine da sole non potranno mai replicare, basato sull’intuizione del bello e del ben fatto. Mentre l’industria globale tende a standardizzare tutto (ora anche grazie all’AI), l’artigiano che opera nei settori del Made in Italy usa l’intelligenza artificiale, la robotica e in genere le nuove tecnologie, per fare l’esatto opposto: per rispondere in modo personalizzato alle richieste dei suoi clienti, per creare dei pezzi assolutamente unici, per mantenere altissimo lo standard della qualità dei prodotti e dell’attenzione alla dimensione ambientale e sociale”.

“La campagna Artigianato futuro del made in Italy – – ha evidenziato il presidente di CASARTIGIANI Giacomo Basso – quest’anno punta i riflettori su quella parte di artigianato sempre più ampia che grazie a design, sostenibilità e innovazione digitale ha saputo espandere e aggiornare i propri prodotti, i processi produttivi, le modalità di comunicazione e commercializzazione. Imprenditori che ogni giorno accrescono la propria competitività, utilizzano tecnologie e nuovi strumenti per migliorare qualità, efficienza, durabilità e relazione con il mercato, e che anche per questo sostengono il Made in Italy sui mercati globali e identificano il nostro Paese all’estero. Un asset strategico imprescindibile da salvaguardare e sostenere con interventi strutturali calibrati e una visione europea comune, soprattutto in momenti di crisi come quello attuale”.