FONDAZIONE SYMBOLA, UNIONCAMERE E FONDAZIONE EDISON PRESENTANO IL RAPPORTO I.T.A.L.I.A. 2015

Cresce la voglia di Italia nel mondo: le ricerche su google di prodotti italiani sono aumentate del 22% tra 2011 e 2014 circa l’80% degli americani e dei cinesi associa al made in italy un valore positivo 932 prodotti made in italy da podio mondiale nell’export l’italia e’ tra i soli 5 paesi al mondo con suprlus manifatturiero sopra i 100 mld $

C’è un’Italia di cui spesso non si ha consapevolezza e che fa cose di cui essere orgogliosi. Il rapporto I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, presentato oggi a Treia nella sessione di apertura del XIII Seminario estivo di Symbola, nasce per raccontare questa parte del Paese. Un rapporto che ha il patrocinio dei ministeri degli Affari Esteri, delle Politiche Agricole, dei Beni Culturali, dell’Ambiente e di Expo Milano 2015 e che ci porta in viaggio tra i tanti talenti italiani. Scorrendo le pagine del rapporto scopriamo che l’Italia sa essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente. Soprattutto sui mercati globali. Tanto da esprimere, nonostante i sette anni di crisi, quasi mille prodotti con saldo commerciale attivo da record. Un risultato di tutto riguardo, raggiunto grazie a una scelta decisa sulla qualità. E in linea con il nostro primato sul fronte dell’avanzo commerciale: l’Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari. In compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea. Una leadership che ci parla di qualità crescente riconosciuta alla nostra manifattura. Non a caso dall’introduzione dell’euro l’Italia ha visto i valori medi unitari dei suoi prodotti salire del 39%, facendo meglio di Regno unito (36%) e Germania (23%). Dati supportati anche dalle tendenze rilevate da un recente sondaggio Ipsos secondo cui circa l’80% degli statunitensi e dei cinesi riconosce nel made in Italy un grande valore. Sia all’estero che in patria il made in Italy è sinonimo di moda, artigianato, arredamento, design e cibo, e soprattutto di bellezza e qualità. Due italiani su tre sono disposti a pagare un sovrapprezzo per avere prodotti 100% italiani. Grazie alla bellezza e alla qualità connaturata ai nostri prodotti, poi, l’Italia continua a produrre cose che piacciono al mondo e che sono sempre più desiderate sui mercati globali. Come ci dicono i dati relativi alle ricerche su Google dei prodotti made in Italy, cresciute dal 2011 al 2014 di ben il 22%. Specie in Paesi come Giappone, Emirati Arabi, Usa, Russia e Brasile. Del resto aprirsi ai mercati globali sfruttando anche le possibilità offerte dalle nuove tecnologie è una risposta concreta, e già praticata da molte delle nostre imprese, alla contrazione del mercato interno. È questo il Paese che emerge da I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy, un rapporto che, senza nascondere le difficoltà del nostro mercato interno, misura la competitività del sistema produttivo italiano non con parametri ‘tradizionali’ come la quota di mercato detenuta sull’export mondiale, ma con un nuovo indicatore capace di cogliere e leggere in modo assai più fedele e dire che se pensiamo al mercato globale come a un’olimpiade, ai prodotti come discipline sportive in cui vince chi ha un export di gran lunga superiore all’import, l’Italia arriva a medaglia quasi mille volte. Fanno meglio di noi solo Cina, Germania e Stati Uniti. “Mentre la crisi sembra finalmente allentare la sua presa sul Paese, è ancora più importante avere un’idea di futuro, capire quale posto vogliamo che l’Italia occupi in un mondo che cambia. Più che in passato – commenta Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola –, l’Italia deve fare l’Italia rispondendo ad una domanda che aumenta ed è confermata dai dati sull’innalzamento delle ricerche di made in Italy su Google e sul gradimento dei prodotti italiani in grandi paesi come Stati Uniti e Cina. E puntare sui talenti che il mondo le riconosce: bellezza, qualità, conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale che sempre più incrociano la frontiera della green economy. Talenti che ci consegnano le chiavi della contemporaneità e delle sfide del futuro perché assecondano la voglia crescente di sostenibilità dei consumatori e danno risposte ai grandi cambiamenti negli stili di vita e nei modelli di produzione. E’ così che il nostro Paese, già oggi, può declinare quel ‘rifiuto dello scarto’ e quell’attenzione alle cose e alle persone del creato che papa Francesco mette al centro della sua enciclica Laudato si'”. “Le geografie del nuovo made in Italy presentate nel Rapporto I.T.A.L.I.A. fotografano una capacità di reazione alla crisi delle nostre imprese che ha dello straordinario, se si tiene conto del sempre difficile contesto internazionale oltre che dei ritardi infrastrutturali, della pressione fiscale e delle criticità burocratiche di cui il sistema-Paese continua a soffrire – sottolinea il Segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi -. La scelta di investire in qualità, sfruttando le leve dell’ecoinnovazione, della cultura e del legame con i territori sta premiando lo sforzo di molti imprenditori facendo raggiungere posizioni da primato nel mondo a tanti prodotti italiani dalla meccanica all’agroindustria, dalla moda al turismo. Ma i primati riguardano anche settori all’avanguardia come l’aerospaziale, le biotecnologie o la robotica. Ora però bisogna puntare con decisione sulle competenze digitali per riprogettare le strategie aziendali: passa anche da questa strada la ripresa dell’occupazione e la sostenibilità dello sviluppo del Paese”. “Anche i dati di questo Rapporto dimostrano la forza dell’industria manifatturiera italiana che primeggia sui mercati internazionali in moltissimi settori produttivi – spiega Marco Fortis, Direttore e Vicepresidente della Fondazione Edison -. Le eccellenze del Made in Italy coprono ormai non più soltanto i prodotti tradizionali della moda, dell’arredo-casa, dell’alimentare e dei vini, ma anche numerose branche della meccanica e dell’ingegneria, specializzazioni della chimica, i mezzi di trasporto, la gomma-plastica ed ora anche la farmaceutica, protagonista di un autentico boom dell’export negli ultimi anni. Il Piano del Governo per l’export e il made in Italy mette ora a disposizione risorse senza precedenti per le fiere di settore, per l’internazionalizzazione e l’attrazione degli investimenti esteri. Potrà dunque stimolare ulteriori progressi dell’Italia sui mercati mondiali.”
 
Le eccellenze competitive italiane nel commercio con l’estero. L’Italia vanta un totale di 932 prodotti classificatisi primi, secondi o terzi al mondo per saldo commerciale attivo con l’estero. Più nel dettaglio, il nostro Paese vanta 235 prodotti medaglia d’oro a livello mondiale per saldo commerciale, eccellenze che ci fanno guadagnare 56 miliardi di dollari. I nostri prodotti che si classificano al secondo posto nel mondo per saldo commerciale sono invece 376 e fruttano 68 miliardi di dollari. Le medaglie di bronzo dell’export italiano sono invece 321 prodotti e valgono un saldo commerciale complessivo di 53 miliardi. Nell’insieme questi campioni dell’export fanno conquistare al Paese un surplus commerciale di 177 miliardi di dollari. E poi ci sono altri 500 prodotti in cui l’Italia si è classificata quarta o quinta per saldo commerciale mondiale e che hanno aggiunto alla nostra bilancia commerciale altri 40 miliardi di dollari. 
 
Industria, i settori competitivi e la forza dei distretti. Oltre ai numeri, sono significativi anche i settori che generano questo surplus. La maggior parte delle nostre eccellenze manifatturiere non proviene solo da settori tradizionali, quali potrebbero essere il tessile o le calzature, ma arriva dalla meccanica e dai mezzi di trasporto, dalle tecnologie del caldo e del freddo, dalle macchine per lavorare legno e pietre ornamentali, tubi e profilati cavi, dagli strumenti per la navigazione aerea e spaziale. Ai quali si affianca il presidio di quei settori in cui il made in Italy è forte per tradizione, come il design o il lusso. Andando ad analizzare i nostri 235 prodotti medaglia d’oro, emerge infatti che 25,6 dei 56 miliardi di surplus generati dalle nostre eccellenze provengono da beni del settore dell’automazione meccanica, della gomma e della plastica; altri 18,4 miliardi si devono ai beni dell’abbigliamento e della moda, 7,3 miliardi da beni alimentari e vini; 0,4 dai beni per la persona e la casa; mentre 4 miliardi derivano da altri prodotti, tra cui quelli dell’industria della carta, del vetro e della chimica. Tra i prodotti secondi posti per saldo commerciale hanno particolare rilevanza rubinetteria e valvolame, che portano al Paese un bottino di 4,9 miliardi di dollari. Segue il settore di vini e spumanti con 4,5 miliardi di dollari, i mobili in legno e parti di essi, lavori in ferro e acciaio, i trattori agricoli, le piastrelle e ceramiche per l’arredo, le parti di turbine a gas, macchine per riempire e imbottigliare ed etichettare, lavori in alluminio, parti di macchine e apparecchi meccanici, barche e panfili da diporto. Per quanto riguarda i nostri prodotti medaglia di bronzo per saldo commerciale mondiale vanno citati gli oggetti di gioielleria, le parti e gli accessori per trattori e autoveicoli, piastrelle e lastra da pavimentazione o rivestimento, macchine e apparecchi meccanici, prodotti di materie plastiche, ingranaggi e ruote di frizionei per macchine, pompe e compressori per aria, divani, poltrone, freni e servofreni, ponti con differenziale per autoveicoli, costruzioni di ghisa, ferro e acciaio.
 
Turismo. Una menzione a sé merita anche il turismo: non avremo mai un ritratto fedele delle performance del settore fino a quando verrà usato come indicatore il numero di arrivi. Al contrario, guardando ai pernottamenti, a fronte della sofferenza del mercato domestico, si evidenzia il primato italiano nell’Eurozona per pernottamenti di turisti extra UE. Nel 2013, infatti, con 56 milioni di notti all’attivo l’Italia si è classificata prima nella zona euro per numero complessivo di pernottamenti di turisti extra-UE. Come dire che nel Vecchio Continente siamo la meta preferita di americani, giapponesi, cinesi, australiani, canadesi, brasiliani, sudcoreani, turchi, ucraini e sudafricani. E il contributo diretto del turismo al nostro Pil nel 2014 è stato del 4,1%, per un valore di 66 miliardi di euro.
 
Agroalimentare, un settore vocato alla qualità. Il nostro agroalimentare è un comparto in cui la vocazione alla qualità è evidentissima. Non a caso l’Italia ha una capacità di creare valore aggiunto pari a quasi 2000 euro per ettaro: più del doppio della media europea, il triplo del Regno Unito (614€/ha), il doppio di Spagna (906€/ha), e Germania (994€/ha), e il 60% in più dei cugini francesi (1.226€/ha). Non solo, con 273 prodotti registrati tra Dop, Igp e Stg, 523 tra vini a denominazione di origine controllata e garantita o a indicazione geografica tipica e 4698 specialità tradizionali regionali, vantiamo il primato prodotti registrati e siamo il primo paese dell’UE per numero di imprese biologici (44 mila). L’agricoltura italiana è tra le più sostenibili in Europa – emette il 35% di gas serra in meno della media Ue – e fra le più sicure, con una quota di prodotti che presentano residui chimici inferiore di quasi 10 volte rispetto alla media europea. È anche per questi motivi che la nostra agricoltura, nel 2014, riesce a confermare il suo primato in Europa, insieme alla Francia, per valore aggiunto (31,6 miliardi di euro).
 
Localismo e sussidiarietà: il Terzo Settore. Nella produzione ed erogazione di servizi il nostro Paese non raggiungerebbe mai l’attuale grado di welfare se non potesse contare sul contributo della variegata galassia del terzo settore. Un altro dei primati tricolori: tra i Big Ue, con il 9,7%, l’Italia è prima per quota di addetti del Terzo Settore sul totale dell’economia. E queste realtà muovono entrate per 64 miliardi di euro, equivalenti al 3,4% dell’economia nazionale. Una ricchezza che andrebbe affiancata anche con il risparmio e il benessere sociale derivante dalle ore di lavoro messe gratuitamente a disposizione da 4,7 milioni di volontari. Numeri che ci parlano di un modello che coglie quell’economia delle responsabilità, della sobrietà e della condivisione che si fa strada.
 
Innovazione e ambiente. L’Italia è quarta in Europa ed è uno degli otto Paesi Ocse ad avere una spesa in ricerca e sviluppo superiore ai 20 miliardi di dollari. L’Eurostat ha evidenziato nelle imprese italiane una spiccata propensione all’innovazione: con il 42% di imprese innovatrici, l’Italia si colloca al di sopra della media UE (pari al 36%), non ai livelli di Germania e dei paesi del Baltico, ma meglio di Francia, Regno Unito e Spagna. Il nostro sistema produttivo, inoltre, ha incorporato la green economy come un fattore competitivo: dall’inizio della crisi, oltre 340mila aziende (il 22% del totale) hanno investito in questo senso, e nella manifattura arriviamo al 33%. Arriviamo così ai vertici dell’Ue per eco-efficienza, con 104 tonnellate di CO2 ogni milione di euro prodotto (la Germania ne immette in atmosfera 143, il Regno Unito 130) e 41 di rifiuti (65 la Germania e il Regno Unito, 93 la Francia). Siamo, poi, campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania 22,4 milioni).
 
Arte e cultura, un settore strategico e trainante. Fanno parte del sistema produttivo culturale e creativo (tra industrie culturali propriamente dette, industrie creative – attività produttive ad alto valore creativo ma ulteriori rispetto alla creazione culturale in quanto tale – patrimonio storico artistico, performing arts e arti visive) oltre 443mila imprese, il 7,3% del totale delle attività economiche nazionali. Danno lavoro a oltre 1,4 milioni di persone, il 5,9% del totale degli occupati. Creano, direttamente, 78,6 miliardi di euro di valore aggiunto, che arrivano ad 84 circa, equivalenti al 5,8% dell’economia nazionale, se includiamo anche istituzioni pubbliche e realtà del non profit attive nel settore della cultura. E ne attivano nel resto dell’economia altri 143. In tutto fa 227 miliardi: il 15,6% circa del totale.
 

II° TRIM 2015 – INDUSTRIA, LA CRESCITA SI CONSOLIDA: +1,8% SUL 2014, +1,5%

I dati della indagine congiunturale Unioncamere-Confartigianato Veneto

Bene medie e micro imprese, il fatturato estero si conferma trainante (+4,1%). Recupera ancora il mercato interno (+2,4%) ma peggiorano inaspettatamente le previsioni. Nel secondo trimestre 2015, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, la produzione industriale ha registrato un incremento del +1,8% (era +1,7% nel trimestre precedente) su base annua. La variazione congiunturale destagionalizzata è stata del +1,5% (era +0,8% nel trimestre precedente). L’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera di Unioncamere del Veneto, con la collaborazione di Confartigianato Imprese Veneto, è stata effettuata su un campione di 2.250 imprese con almeno 2 addetti. Crescono produzione, fatturato, ordinativi ed occupazione, ma nonostante tutto le previsioni sono negative. “Segnali contrastanti dal Governo in tema di fisco e riforme, tensioni internazionali che vanno dalle sanzioni alla Russia alla crisi greca sino alla più recente flessione delle borse asiatiche, sono tutti elementi che non danno certo sicurezza agli imprenditori – commenta Luigi Curto presidente di Confartigianato Imprese Veneto- un mix che si fonde con la constatazione che la ripresa è sì avviata ma è ancora debole e, soprattutto, lascia gli imprenditori dubbiosi circa il futuro. In altre parole: sette anni di crisi profonda hanno lasciato il segno e basta una minima turbolenza, peggio se internazionale, per far ritornare l’incubo della recessione. E si perché sempre di più il manifatturiero artigiano dipende dagli ordini esteri che, nel secondo trim 2015 sono cresciti rispetto allo steso periodo del 2014 per le aziende con meno di 9 addetti, ben del 10% ”.
 
Produzione – Sotto il profilo dimensionale l’aumento ha interessato tutte le classi, in particolare le medie (+2,2%) e micro imprese (+2%), a seguire quelle di grandi dimensioni (+1,6%). Chiudono il quadro le piccole imprese (+1,3%). Per quanto riguarda le tipologie di beni l’indicatore evidenzia una crescita per i beni d’investimento (+2,8%), seguiti dai beni intermedi (+1,9%) e di consumo (+1%). A livello settoriale spiccano le variazioni positive di gomma e plastica (+5,1%), legno e mobile (+3,4%), macchine ed apparecchi meccanici (+2,6%), macchine elettriche ed elettroniche (+2,1%). Variazione particolarmente negativa per il settore tessile, abbigliamento e calzatura (- 2,5%).
 
Fatturato – Il fatturato totale ha segnato una dinamica positiva rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (+3%). La miglior performance è ascrivibile alle medie (+3,8%) e micro imprese (+2,8%); le grandi registrano un +2,5% mentre le piccole +2,4%. Tra i settori spiccano ancora le variazioni dei comparti gomma e plastica (+5,5%), macchine ed apparecchi meccanici (+5,4%), metalli e prodotti in metallo (+3,5%), legno e mobile (+3,4). Negative le variazioni del tessile (- 1,9%), mezzi di trasporto (-0,9%), marmo e vetro (-0,3%). La dinamica positiva del fatturato è ascrivibile al continuo andamento delle vendite all’estero con un +4,1% (era +2,5% nel trimestre precedente), ma anche al recupero delle vendite nel mercato interno. Il fatturato estero è risultato positivo in particolare per le micro imprese (+8,3%). Tutti i settori hanno evidenziato un aumento o stazionarietà, in particolare l’alimentare (+12,9%), legno e mobile (+6,4%), metalli e prodotti in metallo (+5,2%). Il fatturato interno è aumentato del +2,4% (era +1,3% lo scorso trimestre e +0,6% nell’ultimo del 2014), andamento determinato dalle imprese di piccole (+3%) e medie dimensioni (+2,5%), seguite dalle micro (+2,1%). A livello settoriale i migliori sono risultati i comparti delle macchine ed apparecchi meccanici (+7,4%), gomma e plastica (+5,9%), macchine elettriche ed elettroniche (+4,5%). Variazioni negative per tessile (-3,1%) e mezzi di trasporto (-2,3%).
 
Ordinativi – Performance positiva (+2,4%) per gli ordinativi, in aumento rispetto allo scorso trimestre (+1,6%). A livello dimensionale sono risultate migliori le micro imprese (+3,6%), seguite dalle medie (+3,2%). Per i settori le dinamiche migliori si hanno nei comparti delle macchine ed apparecchi meccanici (+4,3%), macchine elettriche ed elettroniche (+3,4%), alimentare (+2,7). Negative le variazioni del tessile (-0,9%) e mezzi di trasporto (-0,3%). In recupero il trend dal mercato interno (+1,8%, era +1,3% nel trimestre precedente). In aumento gli ordinativi interni per tutte le dimensioni aziendali ad eccezione delle grandi imprese (-0,3%). A livello settoriale le performance migliori le mettono a segno i comparti delle macchine ed apparecchi meccanici (+6,3%), macchine elettriche ed elettroniche (+5,1%). Negativi invece i settori dei mezzi di trasporto (-5,8%), tessile (-2,2%), marmo e vetro (-0,9%). Gli ordinativi esteri hanno segnato un +3,5% (+2,3% lo scorso trimestre), attribuibile in particolare alle micro imprese (+10,3%) mentre le piccole imprese segnano una variazione negativa (-0,5%). Spicca il settore dell’alimentare (+14,2%), positivi anche i mezzi di trasporto (+3,8%), carta e stampa (+2,9%) e tessile (+1,2%).
 
Occupazione – Nelle imprese manifatturiere l’occupazione ha segnato una variazione positiva del +1,4%, di segno opposto rispetto allo scorso trimestre (-0,3%). Bene le grandi imprese (+5,6%), ma tutte le dimensioni aziendali hanno segno positivo. Sotto il profilo settoriale la miglior variazione è ancora delle macchine ed apparecchi meccanici (+2,1%), seguite da gomma e plastica (+1,4%), tessile ed abbigliamento (+1,1%) mentre dinamiche particolarmente negative sono ascrivibili ai settori marmo e vetro (-3,1%) e macchine elettriche ed elettroniche (-2,1%).
 
Previsioni – Tornano negative le aspettative degli imprenditori per i prossimi tre mesi. Dopo le previsioni positive dello scorso trimestre, si registra maggiore sfiducia per gli ordini dal mercato interno (-13,6 punti percentuali contro il +3,6 p.p. precedente) e la produzione (-11,3 p.p. contro il +7,1 p.p. precedente). Anche le attese per il fatturato non sono promettenti (-9,3 p.p. contro il +8,3 p.p. precedente), mentre ci si attende una situazione di stabilità per gli ordinativi esteri (-0,1 p.p. da +13,2 p.p. precedente). Per quanto riguarda l’occupazione il saldo torna negativo (-4,5 p.p.), in netto peggioramento rispetto al trimestre precedente (+0,4 p.p.)
 

NEL I TRIMESTRE 2015 LE IMPRESE ARTIGIANE VENETE DELL’AUTORIPARAZIONE IN CALO DELL’1,6%: 89 OFFICINE PERDUTE IN SOLI 12 MESI

Fogarollo: “Riforma RC auto pro Assicurazioni spazzerà competenze e lavoro”

Mentre il comparto dell’Autoriparazione è seriamente minacciato dalle misure varate dal Governo in tema di Rc Auto, l’analisi della dinamica imprenditoriale al I trimestre 2015 evidenzia che le imprese artigiane venete dell’Autoriparazione – che rappresentano l’80% delle imprese del comparto – diminuiscono, in un anno, dell’1,6%. Da marzo 2014 ad oggi, sono ben 89 le imprese artigiane in meno. Nel dettaglio le imprese artigiane della Riparazione e di Carrozzeria, che sono maggiormente colpite dalle modifiche normative previste, mostrano un calo ancora più accentuato -1,7%.
“Le imprese calano e quel che è peggio, chi resiste non vede aumentare il proprio giro d’affari –dichiara Silvano Fogarollo, Presidente Carrozzieri di Confartigianato Imprese Veneto-. Si accentua infatti il calo delle vendite del settore: al I trimestre 2015 il fatturato segna un calo dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente; considerando il dato su base annua mobile, nei quattro trimestri tra II del 2014 e I del 2015 il calo tendenziale è pari al -2,3%. Alla luce delle ultime evidenze del I trimestre 2015, il prolungato e intenso ciclo recessivo dell’ultimo triennio colpisce pesantemente il comparto che dal 2011, registra la decimazione del fatturato (-10%), pari a 1.504 milioni di euro di ricavi in meno. E non è solo dovuto alle minori riparazioni –conclude Fogarollo-. Le imprese pur di non chiudere stanno limando all’osso i listini erodendo la parte di guadagno. Con i prezzi assurdi dei pezzi di ricambio ad esempio, sempre più si rischia di lavorare in perdita. E con la riforma dell’RC auto andrà ancora peggio con il rischio di spazzare via un settore che, in Italia nel 2014 ha realizzato fatturato stimato di oltre 13miliardi di euro e dato lavoro a 203.954 addetti”.
 
In Veneto il comparto della Riparazione di carrozzerie di autoveicoli conta ancora oggi 1.560 imprese attive con oltre 5mila addetti. A seguito di incidenti stradali nella filiera delle riparazioni sono coinvolte anche le 3.247 imprese attive di Riparazioni meccaniche di autoveicoli che occupano 6mila addetti. La Riparazione di carrozzerie e la Riparazione meccanica di autoveicoli conta nel complesso in regione 5.628 imprese (77,5% dell’autoriparazione) e 14mila addetti (81,0% dell’autoriparazione).
 

LA CARTA DEI DIRITTI IN INTERNET È REALTÀ

Presentata alla Camera la versione definitiva del documento che fornisce i riferimenti ideali per costruire la cittadinanza della rete

A un anno esatto di distanza dalla prima riunione della commissione parlamentare sui diritti in Internet, è stata presentata alla sala del Mappamondo la versione definitiva del Bill of Rights, la dichiarazione di diritti che pone l’Italia tra le pochissime nazioni che cercano una via di spirito costituzionalista nella regolazione dei principi per un uso corretto e consapevole della rete. La presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha sottolineato durante la conferenza stampa come per la prima volta un atto di natura parlamentare è stato sottoposto a una consultazione pubblica, peraltro nei confronti di un comitato composto da deputati e specialisti dalle diverse sensibilità, che si sono confrontate fino a trovare il giusto compromesso. Due le notizie date dalla Boldrini: la carta dei diritti sarà oggetto di una mozione unitaria e verrà presentata al prossimo Internet Governance Forum in Brasile. “Ben venga la dichiarazione perché la rete ormai fa parte della nostra vita e la influenza in modo deciso”. E’ il commento a caldo di Cristian Veller Presidente regionale ICT che spiega: “la dichiarazione esprime principi universali di libertà ed eguaglianza in rete che l’Italia per prima o quasi sta iniziando ad implementare. Ed è qui, effettivamente, che nasce la prima criticità (considerato che siamo in Italia). Lo stesso presidente della commissione che ha elaborato la dichiarazione (Stefano Rodotà) ha dichiarato infatti, che più che uno strumento giuridico la carta ha valore di dibattito politico. Tradotto, non illudetevi se all’art 2 vedete scritto che ogni persona ha diritto all’accesso ad internet, non si può (ancora) pretendere il rispetto del diritto”. “Secondo punto di attenzione –prosegue Veller- è il possibile proliferare di autorità o garanti che impongano i “diritti” contenuti nella carta come ad esempio quello all’oblio, alla piattaforma di turno. Questo potrebbe generare burocrazia di qualche tipo per le imprese, assolutamente da evitare nell’implementazione dei vari articoli. Perciò supporteremo questa dichiarazione nell’auspicio che venga al più presto normata e attuata ma ponendo attenzione alle modalità di impatto sulle imprese”.

POLIZIA STRADALE E CONFARTIGIANATO TRASPORTI DEL VENETO ANCORA INSIEME PER LA SICUREZZA STRADALE: RINNOVATO PER IL 5 ANNO IL PROTOCOLLO D’INTESA IN MATERIA DI FORMAZIONE

42 corsi, oltre 800 tra imprenditori ed autisti coinvolti, 170 ore di formazione realizzata nelle sette province del Veneto e una considerevole partecipazione a seminari e convegni. Sono questi i numeri riferiti all’attività formativa realizzata in Veneto, in quattro anni, dalla Polizia Stradale, in collaborazione con Confartigianato Trasporti, con l’obiettivo di creare un’alternativa percorribile a quella dell’azione di repressione quotidianamente condotta dalla Polizia Stradale “su strada” nei confronti dei conducenti professionali in grado di raggiungere il traguardo europeo della riduzione del numero delle violazioni a beneficio della sicurezza nei trasporti e nella circolazione stradale (-50% degli incidenti mortali entro il 2020) e per favorire il contrasto all’abusivismo nel settore a vantaggio della libera concorrenza (Reg. CEE 561/2006). “Risultati positivi” – dichiara Luigi Curto Presidente Confartigianato Imprese Veneto- che derivano dal primo protocollo del suo genere in Italia, che da 4 anni ci “lega” alla Polizia Stradale del Veneto per l’attività formativa in materia di Codice della Strada rivolta ad autotrasportatori e titolari di imprese di autotrasporto”. “Dal 2011 infatti – prosegue- vengono realizzati sul territorio corsi di formazione e materiale didattico originale ed informativo per gli autisti, siano essi titolari che dipendenti di imprese di autotrasporto conto terzi e in conto proprio, in particolare sulle modifiche al Codice della Strada e la normativa europea in materia sociale relativamente ai tempi di guida e di riposo. La sicurezza stradale è l’obiettivo principale da perseguire. Ma un percorso che realizzi una diffusa cultura della sicurezza e della legalità tra quanti trascorrono gran parte della loro vita sulle strade, pur importante, non è oggi sufficiente a proteggere gli automobilisti ed il comparto. La sempre maggiore concorrenza sleale da parte di vettori stranieri e la crisi economica hanno minato il settore che, nella legalità e nella sicurezza può ritrovare una speranza di rilancio”. “La nostra intesa con la Polstrada del Veneto – precisa Nazzareno Ortoncelli Presidente di Confartigianato Trasporti del Veneto – si inserisce a pieno titolo nel nostro costante impegno per la sicurezza completando un quadro che abbiamo costruito negli anni anche attraverso l’EBAV. La sicurezza negli ambienti di lavoro è da perseguire con la massima efficacia curando le relazioni con i soggetti istituzionali. In questo senso il rapporto con la Polstrada del Veneto ci apre orizzonti nuovi di impegno e collaborazione”. “D’altro canto i risultati dell’attività infortunistica evidenziano come sia importante per la Polizia Stradale individuare nuove strategie d’intervento e confermare quelle risultate vincenti: le nostre risorse devono essere impiegate certamente su strada per garantire l’osservanza della normativa che disciplina il settore dell’autotrasporto professionale ma anche all’interno delle imprese per favorirne la conoscenza ed il rispetto, a tutela non solo della sicurezza e della libertà della circolazione, ma anche del lavoratore conducente/professionale: sono ancora troppe le vittime della strada e molti sono infortuni in itinere che vedono coinvolti proprio gli autotrasportatori”,afferma Mario Nigro, Dirigente del Compartimento Polizia Stradale per il Veneto di Padova e da qualche giorno responsabile anche della Polizia Stradale delle regioni Piemonte e Valle D’Aosta, nel confermare l’impegno e la collaborazione anche per l’anno 2015/2016.

RC AUTO. I CARROZZIERI DI CONFARTIGIANATO: “BENE MODIFICHE SU RC AUTO APPROVATE ALLA CAMERA. RISTABILITI I DIRITTI DEI CARROZZIERI E DEI CITTADINI”

“Oggi il Parlamento ha restituito alle imprese di carrozzeria la libertà di esercitare la propria attività e ai cittadini il diritto di scegliere il proprio carrozziere di fiducia”. Il Presidente dei Carrozzieri di Confartigianato, il padovano Silvano Fogarollo commenta con soddisfazione le modifiche approvate in serata dalle Commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera ad alcuni aspetti riguardanti la riforma dell’Rc auto contenuti nel Ddl Concorrenza “E’ stato ristabilito – spiega Fogarollo – il principio in base al quale gli assicurati hanno diritto ad ottenere il risarcimento per la riparazione a regola d’arte del veicolo danneggiato, avvalendosi di imprese di autoriparazione di propria fiducia. Inoltre, le linee guida per la riparazione a regola d’arte verranno definite con un accordo tra le Associazioni nazionali del settore dell’autoriparazione, l’Associazione nazionale delle imprese assicurazioni, sentite le Associazioni dei consumatori”. “Si tratta – aggiunge Fogarollo – di un primo, importante risultato per la battaglia che Confartigianato sta conducendo contro il rischio, contenuto nella riforma dell’Rc auto, di mettere fuori mercato le carrozzerie indipendenti, rendendo di fatto obbligatorio il risarcimento ‘in forma specifica’, vale a dire far riparare il veicolo incidentato dalle officine di carrozzeria convenzionate con l’assicurazione”. “Ora ci auguriamo – conclude il Presidente dei Carrozzieri di Confartigianato – che le modifiche approvate oggi siano confermate dall’Aula della Camera e nel successivo passaggio al Senato. Ne va del futuro del settore dell’autoriparazione in cui operano 119.000 imprese, con 240.000 addetti. Di queste, 57.224 imprese sono imprese di carrozzeria e di riparazione meccanica che danno lavoro a 159.738 addetti”.

FORMAGGI DA LATTE FRESCO: MOZIONE A TUTELA DEI PRODOTTI LATTIERO CASEARI

Approvazione unanime del Consiglio per la Mozione presentata da Nicola Finco (LN) e relativa alla tutela dei prodotti tipici lattiero caseari e delle relative peculiari modalità di produzione. Finco ha ricordato che la Commissione europea ha intimato all’Italia di abrogare la legge 138/1974 relativa la divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostruito nella produzione di prodotti lattiero casari. A questo proposito il capogruppo della LN ha sottolineato che quest’ultima nel solo Veneto coinvolge 3.400 aziende con un valore economico di 421 milioni di euro determinato da 10,55 milioni di quintali di latte prodotto, di cui 7 destinati alla produzione di formaggi D.O.P. Una realtà economica di altissimo valore economico, quindi – ha ribadito – che rischia di essere compromessa da una concorrenza che mira non tanto alla qualità dei prodotti, ma alla quantità da immettere sul mercato. Da qui la mozione che impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso il Governo e il Parlamento nazionale affinché non venga abolita la legge 138/1974 al fine di tutelare le imprese assicurando una concorrenza trasparente e presso il Parlamento europeo, affinché regolamenti un sistema di etichettatura chiaro, visibile, inequivocabile che garantisca una corretta e completa informazione al consumatore Soddisfazione per l’azione del Consiglio Regionale viene espressa dal Presidente dei Caseari di Confartigianato Imprese Veneto Renzo Bettiol che ad inizio di luglio aveva preso una forte posizione in difesa della legislazione italiana, fondamentale alla salvaguardia e promozione di un patrimonio di prodotti e conoscenze che non ha eguali in Europa.
Nel dettaglio la mozione impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso:
  1. il Governo e il Parlamento della Repubblica affinché non si abroghi la legge 11 aprile 1974, n. 138;
  2. il Parlamento europeo affinché vengano tutelati i prodotti tipici lattiero caseari e le relative peculiari modalità di produzione che hanno consentito nel tempo di promuovere prodotti unici di altissima qualità;
  3. a trasmettere il presente provvedimento a tutti i parlamentari e senatori eletti in Veneto.

#TORNADORIVIERA, L’EBAV C’È

Pellizzari: “Stanziati 300mila euro subito impegnabili, aumentati del 50% i contributi delle prestazioni per aziende e dipendenti ed, allo studio, un intervento ad hoc”. 

L’Ebav, l’Ente Bilaterale dell’Artigianato Veneto, da sempre vicino alle realtà imprenditoriale e dei lavoratori del comparto artigiano veneto, scende in campo a fianco degli iscritti colpiti dalla calamità naturale abbattutasi l’8 luglio scorso sulla Riviera del Brenta ed in particolare per le 370 imprese e 1.800 dipendenti soci dei Comuni di Dolo, Pianiga e Mira. I più colpiti dal tornado.
Le Parti Sociali (Confartigianato Imprese, Cna, Casartigiani del Veneto e Cgil, Cisl, Uil del Veneto) hanno ritenuto doveroso individuare una linea di intervento e che in qualche modo favorisse la ripresa delle attività che si affiancasse agli interventi istituzionali e alle tante iniziative di solidarietà che si sono attivate spontaneamente. Su questi principi il Consiglio di amministrazione di EBAV, ha individuato un intervento straordinario a favore della ripresa delle attività produttive nelle zone colpite.
“Il Consiglio di Amministrazione –annunciano Rinaldo Pellizzari e Gianni Castellan rispettivamente neo Presidente e Vice dell’Ente- ha deliberato una serie di interventi. Il primo e più consistente riguarda lo stanziamento, a primo livello (calamità naturali), di un plafont di 300mila euro subito a disposizione per le imprese ed i dipendenti che ne facciano richiesta. Le prestazioni già attive, (A01) a favore delle  aziende e (D01) a favore dei dipendenti, offrono un contributo per la ricostruzione della sede produttiva il primo e della casa abitativa il secondo i cui massimali sono stati, per l’occasione, aumentati del 50% per tutto il 2015. Sarà possibile quindi ricevere sino a 15mila euro per la ristrutturazione di una azienda e 4.500 euro per la casa”.
“Sicuramente, -sottolienano Pellizzari e Castellan- in molti casi, il contributo potrebbe risultare modesto rispetto ai costi che l’impresa ed i dipendenti hanno dovuto o dovranno sostenere, ma interviene in tempi sicuramente più rapidi rispetto a quanto, in modo indiscutibilmente più sostanzioso, perverrà dalle iniziative istituzionali. Le nostre procedure, infatti, possono portare rapidamente alla erogazione di quanto previsto”.
“Ebav –concludono- interverrà inoltre con un  intervento “ad hoc”  a favore delle comunità così gravemente colpite, previo coinvolgimento dei rappresentanti territoriali dei Soci Ebav (Confartigianato Imprese, Cna, Casartigiani del Veneto e Cgil, Cisl, Uil del Veneto)”

L’Ente Bilaterale dell’Artigianato Veneto, fondato nel 1989, è un’iniziativa comune di Associazioni di Aziende artigiane (Confartigianato, Cna e Casa) e Organizzazioni Sindacali (Cgil, Cisl e Uil) regionali per far fronte alla mancanza di legislazione nazionale che tutelasse le piccole imprese e i loro dipendenti.
Attraverso Ebav vengono realizzati ed erogati servizi utili ad entrambe le parti: l’Ente Bilaterale funziona, praticamente, come una cassa alimentata dai contributi di imprenditori e lavoratori, amministrata in modo paritario dai rappresentanti delle due parti.

CONTRIBUTI EROGATI dal 1992 al 2014
1°Livello: 112 milioni di Euro complessivi. Nel 2015 si stimano erogazioni x 10.000.000€
2° livello: 160 milioni di Euro  complessivi. Nel 2015 si stimano erogazioni x 8.000.000 €

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Scheda A01 – Calamità naturali azienda
Modulo A01 – Calamità naturali azienda

Scheda D01 – Calamità naturali dipendente
Modulo D01 – Calamità naturali dipendente

IL VENETO NELLA TOP 30 DELLE REGIONI EUROPEE MANIFATTURIERE

Curto: “Un motivo in più per puntare tutto sulle nostre produzioni. “Made in” e tracciabilità devono diventare obiettivo primario di Governo e Regione”

Tra le prime 30 regioni europee medio-grandi (si tratta di 175 regioni con almeno mezzo milione di occupati), il Veneto, con il 28,4% dell’occupazione manifatturiera, si posiziona al 16° posto. Seconda regione italiana dopo le Marche, 13° con il 30,3% dell’occupazione manifatturiera e prima di Emilia Romagna al 27° posto con il 26,4% e Lombardia al 29° posto con il 26,4%. Marche e Veneto presentano una densità di lavoro nel manifatturiero che è pressoché pari dell’area di riferimento europea, la regione tedesca di Stoccarda (31,1%). Ad evidenziarlo una recente indagine dell’Ufficio studi di Confartigianato su dati Eurostat.
 
“Rimettere l’impresa al centro delle politiche nazionali e regionali”. Questa la considerazione di Luigi Curto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto di fronte a questi dati. “Scegliere l’impresa in Veneto –prosegue- vuol dire valorizzare quel modello di micro e piccola imprenditoria che ne costituisce l’ossatura produttiva. Servono però interventi mirati a valorizzare la qualità della produzione made in Italy. Chi guida il Paese deve difendere, con orgoglio e determinazione, il ‘modello Italia’. A questo proposito, la competitività della nostra manifattura sul mercato interno e internazionale va sostenuta eliminando costi e vincoli che ci penalizzano rispetto ai competitor stranieri. Purtroppo, oggi, a fronte degli sforzi e dei sacrifici compiuti dai nostri imprenditori, continuiamo a non vedere cambiamenti nelle condizioni di contesto per agganciare la ripresa. Anzi. In tema di fisco, burocrazia, credito, servizi pubblici, si moltiplicano gli oneri e i vincoli sulle spalle degli imprenditori”.
 
In questo momento, le fasi di ripresa del ciclo economico sono sostenute dal settore manifatturiero che, più di altri settori, compensa la stagnazione della domanda interne intercettando i flussi di domanda estera; in particolare il manifatturiero italiano può contare su un asset caratterizzante, dato dal suo articolato e flessibile sistema di micro e piccole imprese. A tal proposito è utile ricordare le recenti buone performance dei settori di MPI sui mercati esteri, mentre persistono ancora incertezza sul fronte dei livelli di produzione.
L’Italia è il primo Paese europeo per numero di occupati nel settore manifatturiero in micro e piccole imprese (MPI) fino a 20 addetti.
Secondo la comparazione su dati Eurostat queste MPI manifatturiere in Italia occupano 1.503.515 addetti, pari al 22,8% del totale UE, davanti alla Germania con 1.062.897 addetti, alla Francia con 624.868 addetti, alla Spagna con 562.276 addetti e alla Polonia con 489.350 addetti. L’occupazione nelle micro e piccole imprese manifatturiere fino a 20 addetti nella sola Italia è pari a quella delle imprese di analoga dimensione presente nel totale dei minori 18 Paesi europei.
Tra i maggiori Paesi europei l’Italia presenta la più alta quota di occupati in micro e piccole imprese con meno di 20 addetti (39,1%), davanti a Spagna (31,1%), Francia (20,6%), Regno Unito (17,2%) e Germania (14,8%).
Il valore artigiano caratterizza i modi di produrre e organizzare l’impresa manifatturiera in modo esteso, superando vecchi limiti di forma di impresa, dimensione e settore: nel contesto italiano di manifattura caratterizzata dalla presenza di micro e piccole imprese – le imprese manifatturiere con meno di 20 addetti sono il 92,8% del totale delle imprese manifatturiere e, come abbiamo visto, danno lavoro a 1.503.515 addetti pari al 39,1% degli occupati del totale delle imprese manifatturiere – le imprese artigiane manifatturiere registrate al I trimestre 2015 sono 321.237 con 971.689 addetti, che rappresentano un quarto (26,0%) degli occupati dell’intero Manifatturiero e due terzi (64,8%) degli occupati in micro e piccole imprese manifatturiere fino a 20 addetti.
 

RECUPERO DELLE “SPESE NON DOCUMENTATE” NELL’AUTOTRASPORTO. SPIRAGLI DALL’INCONTRO CON IL GOVERNO

Si apre uno spiraglio nel braccio di ferro tra Governo e Autotrasporto sul taglio delle ‘spese non documentate’ e su alcune delle principali problematiche del settore. Dopo aver valutato negativamente l’operato dell’Esecutivo nei confronti della categoria, Confartigianato Trasporti, attualmente alla guida di Unatras, e le altre associazioni del comparto, si sono nuovamente incontrate ieri sera con i vertici del Ministero del Trasporti. Al termine di una riunione-fiume che si è protratta fino a tarda serata, i tecnici ministeriali hanno aperto alla possibilità di ridimensionare il taglio alle spese non documentate, effettuato dal Governo ai primi di luglio, attraverso uno spostamento di fondi da altri capitoli delle risorse destinate al settore. Entro la settimana il Capo di Gabinetto, Mauro Bonaretti, si è impegnato a trasmettere alle Associazioni il ricalcolo relativo agli importi che le imprese soggette agli studi di settore potranno portare in detrazione entro il prossimo 20 agosto. Nel corso dell’incontro i tecnici ministeriali hanno presentato i documenti finali dei tavoli tecnici dedicati al settore, che saranno valutati nei prossimi giorni da Confartigianato Trasporti. Tra gli altri temi trattati nel corso dell’incontro, a cui ha partecipato il Sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro, le nuove regole per il contrasto del fenomeno del Cabotaggio abusivo, il ripristino dell’Ecobonus dal 2016, il capitolo Sistri, con la sospensione delle sanzioni per mancati pagamenti, e la ricerca di soluzioni per il caos in cui versano le sedi provinciali della Motorizzazione Civile.