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16
Ott

BONOMO: DAL REFERENDUM UN’OCCASIONE DI MIGLIORAMENTO DELLE POLITICHE PER LE IMPRESE

La relazione del presidente all’odierna Assemblea dei Soci presente il Governatore Luca Zaia al quale Confartigianato Veneto ha consegnato anche un documento sulle priorità per le aziende

Quali prospettive apre il referendum sull’autonomia del Veneto e, soprattutto, quali effetti potranno scaturirne, specie per la piccola impresa? Su queste domande è stata imperniata l’Assemblea Soci di Confartigianato Vicenza intitolata “In che Stato siamo, in che Stato saremo” svoltasi oggi alla sala Palladio della Fiera, ospite il Governatore del Veneto, Luca Zaia.
“Come organizzazione di categoria - ha esordito il presidente Agostino Bonomo - anche stavolta non vogliamo sottrarci al nostro compito di rappresentanza, al nostro ruolo di attori economici e sociali, alla nostra partecipazione civile impegnata e schierata sempre e soltanto dalla parte delle aziende, specie di fronte ai mutamenti che investono o investiranno le loro attività. Come Confartigianato regionale, abbiamo voluto definire l’appuntamento del referendum un’occasione ‘né banale, né priva di significati’. Perché, al di là dell’opinione di ciascuno e del dibattito tra i partiti, siamo di fronte a un momento che può effettivamente cambiare il nostro futuro di cittadinanza, a patto che venga accompagnato da contenuti e azioni all’altezza del negoziato che verrà intrapreso con le istituzioni centrali. Per questo abbiamo consegnato al Governatore un documento in cui sono contenuti gli approfondimenti che riteniamo centrali per il mondo dell’impresa”.
Entrando nel merito dell’appuntamento del 22 ottobre, Bonomo ha osservato: “Alla domanda che troveremo sulla scheda referendaria sulla richiesta di maggiore autonomia del Veneto è fin troppo ovvio che la risposta di gran lunga maggioritaria sia ‘sì’, per una serie di ragioni che possiamo riassumere così: caro Stato, dacci più competenze e più risorse da gestire, perché abbiamo dimostrato di saperlo fare bene, in vari campi. Il tema da approfondire è ciò che accadrà dopo, ovvero quando dovrà avere inizio quel percorso di trattative con lo Stato centrale perché l’esigenza di ‘più autonomia’ si traduca in fatti concreti, e che dovranno essere utili non solo al Veneto ma anche alle altre Regioni. Perché tale percorso si metta in moto e proceda, esso deve tradursi in una progettualità condivisa e di medio-lungo periodo, capace cioè di avanzare lungo il sentiero dell’autonomia regionale in modo indipendente da chi governa o governerà, tanto a Roma quanto a Venezia”.
“Come cittadini e come imprenditori –ha proseguito Bonomo - riteniamo che l’iniziativa intrapresa dalla Giunta del Veneto sia un’occasione per rilanciare non solo l’idea, ma anche il processo, verso l’effettivo rafforzamento di quel regionalismo che non solo completerebbe l’assetto istituzionale dei territori avviato nel 1970, ma che potrà e dovrà essere utile pure per migliorare l’intero sistema Paese, attraverso una competizione virtuosa tra sistemi regionali. Sinceramente crediamo che, in questa fase storica così come in quella futura, gli Stati nazionali siano chiamati a fronteggiare tutt’altre sfide: per esempio, l’internazionalizzazione delle produzioni e dei mercati, la promozione del Made in Italy e del turismo, così come il processo di integrazione europea. Il regionalismo e il riconoscimento delle autonomie, in tale contesto, potrebbero perciò costituire l’assetto istituzionale più idoneo per consentire allo Stato di fare il suo mestiere nell’era della globalizzazione: ovvero proteggere gli interessi nazionali lì dove questi si confrontano con quelli degli altri Stati, e dedicare particolare attenzione alle negoziazioni internazionali”.  
“Lo Stato dunque – questa la richiesta di Bonomo - faccia lo Stato, svolgendo bene i suoi compiti; anzi, si rafforzi in questo ruolo indispensabile, senza sovrapporsi alle competenze delle Regioni”.  Il punto fermo da cui bisogna partire, quindi, è che “tanto lo Stato centrale quanto le Regioni devono aumentare la loro rispettiva efficienza e la loro capacità di dare risposte alle economie e alle società locali. Una condizione che deve valere in entrambe le direzioni, perché non ci siano più invasioni di campo: se perciò da un lato le Regioni devono avere i loro spazi di autonomia, dall’altro non devono però sprecare risorse in ambiti che competono all’attività nazionale”. Vedi il caso dei singoli uffici di promozione regionale all’estero: non è più utile che sia un soggetto unico a valorizzare nel mondo le tante e varie attrattive dell’Italia?
“Si è tanto parlato, a proposito dei motivi ispiratori di questo referendum, del tema del residuo fiscale – ha aggiunto Bonomo -.  Secondo quanto ricordato dallo stesso Governatore Zaia, il Veneto dà allo Stato quindici miliardi e mezzo più di quanto riceve, ed è naturale che in molti si chiedano se tale cifra non sarebbe assai più produttivo impiegarla sul nostro territorio, che ha tra l’altro la fama di essere una regione virtuosa. Ma non possiamo scordare che la perequazione di risorse fatta al centro tra le regioni più ricche e quelle più povere ha un suo fondamento costituzionale, e risponde ai criteri di equità e di giustizia redistributiva di ogni Stato democratico. Dobbiamo però pretendere è che tale meccanismo rispetti almeno due condizioni: in primo luogo, una effettiva responsabilizzazione delle Regioni che ricevono le quote perequative, per evitare il circolo perverso della dipendenza e della destinazione inefficiente di risorse provenienti dalla solidarietà territoriale; in secondo luogo, le Regioni che cedono risorse devono poter partecipare alla definizione dei criteri per la loro assegnazione e ai relativi controlli. Sotto tale profilo, la richiesta della Regione di trattenere il 90% del gettito Irpef, Ires e Iva crediamo vada intesa come un modo per aprire un negoziato, perché non appare un percorso facile”.  
Il presidente degli artigiani vicentini ha quindi ricordato che “il principio dell’autonomia regionale trova la sua legittimazione nella Costituzione, che contempla la cosiddetta ‘clausola di asimmetria’, prevedendo cioè la possibilità di attribuire, alle Regioni che ne facciano richiesta, alcune ‘forme e condizioni particolari di autonomia’. Si tratta di un percorso di differenziazione delle funzioni diverso da quello previsto per le Regioni a statuto speciale, ma con un po’ di ottimismo possiamo sperare che tra qualche anno in larga parte delle Regioni a statuto ordinario, come la nostra, venga ottenuta quella maggiore autonomia che la carta costituzionale consente. Con la conseguenza che allora il nostro Stato si sarà trasformato in un vero e proprio ‘Stato regionale’, più efficiente e snello, con maggiori responsabilità in capo alle Regioni”.
“Ma uno ‘Stato delle autonomie’ - ha sottolineato Bonomo - è tale se lo Stato c’è, se è forte, autorevole ed efficiente. L’obiettivo primo di una classe dirigente regionale che legittimamente chiede più autonomia dovrà quindi essere quello di contare di più a Roma, per assicurare che uno Stato migliore e più efficiente diventi garanzia e volàno della praticabilità dell’autonomia regionale, non un ostacolo o un dannoso doppione. Dunque, un Veneto più autonomo sarà anche un Veneto chiamato a essere più presente in sede nazionale, non una Regione che pensi a ritirarsi in una sorta di isolamento, lasciando magari campo aperto a una ulteriore meridionalizzazione dello Stato centrale. L’esempio dei costi standard per la sanità, in tal senso, è chiaro: sono le Regioni dove la spesa è inefficiente a doversi adeguare ai livelli di quelle migliori, non viceversa.
Questo, crediamo, rappresenti il modo previsto dalla Costituzione per un regionalismo più consapevole e responsabile, un meccanismo che riesca anche a stimolare effetti emulativi da parte delle Regioni meno efficienti”.
Bonomo ha quindi affrontato il tema delle competenze sulle quali la Regione andrà a trattare con lo Stato. Competenze da ottenere, ovviamente, con il corredo di adeguate risorse finanziarie.
“Rispetto alla proposta avanzata dalla Giunta regionale, come Confartigianato – ha spiegato il presidente - proponiamo di aggiungere a materie quali l’istruzione tecnico-professionale (e questo è un aspetto che consideriamo determinante anche per il futuro delle nostre imprese), o la tutela dell’ambiente e i beni culturali, anche la giustizia di pace, ulteriore campo di competenza statale che le Regioni possono richiedere di assumere nell’ambito delle loro forme e condizioni particolari di autonomia. La giustizia di pace è istituto antico che si ispira proprio all’autonomia delle comunità locali nell’amministrare il diritto, a quella tradizione dove grande importanza ha l’aspetto della prossimità. Se dunque spetta allo Stato fissare i princìpi che assicurino l’indipendenza e l’autonomia del giudice conciliatore, perché non affidare invece alla Regione il compito di organizzare in modo efficace le attività dei giudici di pace, sviluppando un canale alternativo e parallelo a quello della giustizia ordinaria?”.
Quanto alla necessità di maggiore autonomia nel campo delle attività produttive, Bonomo ha spiegato: “Alle reiterate tentazioni centralistiche del governo e del parlamento, noi anteponiamo l’evidenza di fatti incontestabili: come per esempio quello dei parametri nazionali che oggi definiscono l’impresa artigiana, divenuti vincoli antistorici. Le definizioni burocratiche bloccano lo sviluppo, creano recinti a favore degli interessi di pochi a danno della realtà: noi crediamo vada invece dato spazio alla cultura della diversità, necessaria a valorizzare prodotti e servizi. Perciò, la nostra posizione è che, nonostante il tenore dell’art. 116 della Costituzione non lo contempli, nell’accordo sulle forme e condizioni particolari di autonomia potrebbero rientrare anche le materie dell’art. 117 come Agricoltura, Turismo, Artigianato e Commercio, che sulla carta sono già competenza esclusiva delle Regioni: una competenza che va però rafforzata e dotata di ulteriori contenuti”.
“In altre parole – ha specificato - quelle materie, insieme alla tutela del lavoro, potrebbero fare assumere meglio alla Regione Veneto il ruolo di supporto del sistema produttivo del territorio, anche in questo caso rendendo non solo più prossime le decisioni, ma anche e soprattutto più adeguate alle esigenze degli imprenditori e della società locale. Materie come l’artigianato, il commercio e la piccola impresa, l’innovazione e la ricerca applicata, la formazione delle alte professionalità e le politiche attive del lavoro per i giovani e l’imprenditoria femminile, rappresentano ambiti di gestione regionale inevitabilmente differenziata, nei quali la nostra Regione può organizzare servizi per rispondere in modo efficace alle domande dell’economia veneta”. Essenziale, in tale quadro, sarà anche la capacità della Regione di dialogare con le rappresentanze imprenditoriali e sociali come la nostra, che storicamente fungono da raccordo tra le esigenze degli imprenditori e la definizione delle politiche a sostegno delle aziende. Analoga prospettiva dovrebbe essere perseguita sui terreni della mutualità contrattuale, del welfare di territorio (terreno sul quale ci stiamo già misurando con progetti sperimentali), della previdenza e della sanità integrativa, dove il Veneto ha già maturato esperienze d’avanguardia che andrebbero sostenute da adeguate specifiche politiche regionali che consentano di realizzare un vero e proprio ‘regionalismo solidale’”.  
Se, alla fine del percorso autonomista, il novero delle materie attribuite alla Regione sarà coerente e ampio, secondo Bonomo “si potrebbe davvero pervenire a un nuovo modello amministrativo in grado di essere un esempio a livello nazionale. E lo svolgimento delle funzioni nel territorio dipenderà anche dalle scelte della Regione nel determinare i vari ambiti e livelli delle competenze amministrative: ad esempio, decidendo cosa decentrare alle Province o come organizzare gli ambiti di area vasta, come procedere in tema di aggregazioni dei Comuni: un tema, quest’ultimo, che impone una scelta strategica chiara”. Perciò, se le funzioni amministrative della Regione dovessero essere potenziate, “è bene avere già ben chiaro un progetto: spetta alla nostra Regione promuovere un tavolo di lavoro e una proposta relativa agli ambiti territoriali intermedi, evitando il rischio di creare un ‘centralismo regionale’. In tal senso, il ‘patto’ stretto di recente coi presidenti delle Province venete va nella giusta direzione”.
“Per tutti questi motivi – ha concluso Bonomo -, che non stanno in un libro dei sogni ma nella capacità di intavolare una trattativa con l’apparato nazionale, il referendum può rappresentare l’inizio di un percorso istituzionale che non solo consenta margini di giustificata autonomia nei poteri da esercitare e nella gestione delle relative risorse, ma che porti anche lo Stato centrale a mostrarsi con una faccia diversa rispetto a quella dell’esattore e del burocrate che purtroppo conosciamo fin troppo bene. Se così sarà, i 14 milioni impiegati dalla Regione Veneto per organizzare questa consultazione saranno stati non una spesa improduttiva, ma un investimento sul futuro. Oggi, per noi, è già il 23 ottobre: perciò tiriamoci su le maniche tutti, cittadini, imprenditori e amministratori, e vediamo di far fruttare al meglio questa occasione di cambiamento”.

Discorso del presidente Agostino Bonomo
Documento consegnato al Governatore del Veneto Luca Zaia